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lunedì, luglio 31, 2006

Primo week-end di libertà

In questi giorni segnati dalle polemiche sull'indulto, io ho iniziato a godere della mia riduzione di pena.
Il primo week-end è stato caratterizzato da:

  • shopping elettronico di discreto livello (sto iniziando a pormi il problema di un nuovo televisore, ovviamente HD)
  • relax assoluto
  • iniziare a mettere a posto le cianfrusaglie di rientro da Bratislava
  • organizzazione di un percorso dimostrativo di Orienteering all'Idroscalo
  • approccio al CruciPeres (altamente negativo)

L'organizzazione all'Idroscalo è andata bene, ci sono stati più partecipanti dell'anno scorso, anche se eravamo in una zona un po' lontana da cuore del viavai. Manifestazioni di questo tipo, come già la "Milano nei Parchi" per le scuole, dovrebbero essere pompate ancora di più per riuscire a promuovere tra i giovani questo bellissimo sport.
Per quello che mi riguarda, il bello è stato il non avere il solito vincolo temporale delle cinque e mezzo (anzi, a quell'ora ho dedicato un solenne gesto dell'ombrello a Autostradale e SkyEurope).
Questa settimana, cene di festeggiamento del rientro.

venerdì, luglio 28, 2006

A casa, finalmente

E così è finita.
L'esilio slovacco ha visto la sua conclusione.
Il viaggio è volato (scusate il gioco di parole) e la gioia di essere definitivamente a casa ha trovato libero sfogo.
Da domani si torna alle sane e vecchie abitudini, film in italiano, fumetti, pasta decente, e quant'altro.
E per ben cominciare, domenica garetta di orientamento all'Idroscalo. Non mancate!!

Saluti e Baci

Un'ora e poi ciao, addio, al prossimo progetto. Quando passate in Italia, chiamate, mi raccomando.
Tutto questo sapendo che probabilmente non succederà, che il separarsi cancella molte delle incomprensioni, dei problemi, dei litigi, ma non è che per questo si è diventati pappa e ciccia.
Comunque, gli ultimi saluti mi stanno lasciando uno strano sapore in bocca.
La voglia di tornarsene a casa, di lasciare questo campo di battaglia, sono sempre lì immutati.
Ma il pensiero di lasciare a metà delle cose, di abbandonare gente che dovrà scontrarsi con le castronerie che involontariamente ho fatto, di non essere qui quando il progetto finalmente arriverà a una positiva conclusione (se ce le farà, e io sono abbastanza convinto di sì), beh tutto questo mi lascia con un po' di sensi di colpa, che tutto sommato non dovrei avere.
Sinceramente, non vedo l'ora di essere sull'aereo, rivolto verso casa, dove tutti questi falsi problemi assumeranno un aspetto più semplice da gestire. E dove questa pagina si chiuderà definitivamente (?).

Belli e Brutti di un anno a Bratislava (1)

Il peggio in assoluto di quest'anno a Bratislava è il non esserci stato quando ce n'era bisogno.
Quando un parente era in ospedale (e quest'anno ci sono passati in tanti), quando un amico si rompeva il femore, quando un'amica aveva problemi di cuore, quando semplicemente qualcuno poteva aver bisogno di un consiglio, una parola di sostegno o soltanto un abbraccio silenzioso.
Qualcosa ho fatto, qualche visita, qualche telefonata, un aereo alle cinque della mattina, molti week-end di corsa a dedicare quindici minuti a tutti quelli che potevo (ma solo quindici e poi ciao, ci si rivede tra qualche settimana), ma ogni tanto penso che non è stato abbastanza.
Spero di recuperare e di farmi perdonare.

Il meglio di quest'anno, l'arrivo di Giorgia, la prima nipote.
Intanto perchè è nata tra il mio decollo da Bratislava e l'atterraggio a Orio, giusto in tempo per darmi la possibilità di vederla subito (è da queste piccole attenzioni che si dimostra quale è lo zio preferito).
Poi perchè ha capito subito come incastrarmi (niente pianti e grandi sorrisoni).
Infine perchè lei ancora non lo sa, ma sarà un'orientista provetta (il lanternino sulla culla, già ce l'ha, la bussola arriverà presto).

giovedì, luglio 27, 2006

Belli e Brutti di un anno a Bratislava (2)

Ciò che mi ha veramente deluso durante questa esperienza è stato il comportamento della mia azienda.
Attenzione, non sto parlando tanto delle persone che ne fanno parte, quanto delle azioni che alcune di esse, soprattutto qui in Slovacchia, in quanto ricoprenti un ruolo ben preciso, hanno o non hanno fatto, generalmente sulla mia pelle.
L'ultima, in ordine di tempo, cinque minuti fa, quando ho scoperto che il responsabile del progetto da parte della banca non sapeva che domani è il mio ultimo giorno. Ma porca puttana! E' una decisione che le tre sedi coinvolte nel progetto hanno preso quattro mesi fa (centoventi giorni, mica ieri) e non c'è stato un cavolo di nessuno tra quelli responsabili dei piani, delle allocazioni delle risorse, degli status meeting (e sarcazz cos'altro) che si sia degnato di dirlo con un po' di anticipo?!?!?!? (E' vero, avrei potuto farlo io, ma con quale autorità visto che non conto una fava in questo progetto?)
Inoltre, per essere una grande multinazionale con filiali in tutto il mondo, mi è sembrato che sia mancata una visione di insieme del progetto, ogni unità territoriale coinvolta non ha mai cercato di integrarsi con le altre, mirando a prendersi tutti i meriti e tutti i soldi e a scaricare sulle altre colpe e costi, lasciando così i poveri uomini sul campo in balia delle decisioni della banca.
Ad onor del vero, noi italiani (io, l'ammiraglio, il nostro management) un po' ci abbiamo provato a vedere il progetto come fatto da un'unica entità. Però, se da una parte c'è mancata un po' di convinzione a portare avanti questa posizione, è anche vero che a voler stare insieme bisogna essere in due, altrimenti è meglio lasciarsi prima che volino le stoviglie (e qui ne sono volate, eccome!!!).

Per fortuna, in questo esilio ho avuto al mio fianco uno dei migliori compagni di sventura che potessi trovare, l'Ammiraglio.
Sempre allineati e coperti, mai un passo senza prima confrontarsi, a un certo punto siamo arrivati a discutere del fatto che non si poteva continuare ad essere sempre d'accordo al 100% (così, tanto per trovarsi in disaccordo su qualcosa).
L'Ammiraglio è stato il contraltare ai miei alti e bassi, che subisco molto frequentemente, uno sguardo critico sulle mie stronzate, che dico ancora più spesso, e un degno compagno di bevute e mangiate.
Anche molti altri colleghi (o meglio amici), mi sono stati vicini nello spirito e un ringraziamento va anche a loro, perchè se è vero che in quest'anno a Bratislava non c'è stato molto da ridere, quelle poche volte che ci si riusciva, spesso era merito loro.


PS: lo so che esistono posti di lavoro ben peggiori del mio, ma io posso lamentarmi solo di quello che conosco...

mercoledì, luglio 26, 2006

Belli e Brutti di un anno a Bratislava (3)

Bratislava è una città carina, almeno nella sua parte vecchia.
Soprattutto, si respira la voglia di crescere, di migliorarla, di renderla più vivibile. In un anno che sono stato qua hanno inaugurato un nuovo ponte sul Danubio, rifatto le piazze principali, ristrutturato diversi edifici storici e adesso (purtroppo per le mie orecchie) stanno rifacendo Obchodna, un po' come dire Corso Buenos Aires.
Che l'attenzione sia comunque rivolta alla gente lo noti da molti particolari; per esempio in tutte le piazze ci sono moltissime panchine, spesso ci sono spettacolini o manifestazioni sportive o culturali, il collegamento Wi-Fi gratuito è sempre presente.
Certo, negozi e ristoranti stanno prendendo possesso di quasi tutti i locali in centro, ma se contemporaneamente sostengono queste attività mi sembra uno scambio abbastanza equo.
Decisamente un bel posto dove trascorrere un periodo d'esilio, se non fosse per gli slovacchi (rimanete collegati, se ne parlerà in una delle prossime posizioni della classifica).

Una cosa che mi è mancata moltissimo è stata la possibilità di parlare in italiano, soprattutto il fare battute, doppi sensi, sparare vaccate a raffica. E' vero che a lungo c'è stato ben poco da scherzare, visto come stava andando il progetto, ma è anche vero che sparare una battutaccia, magari anche volgare, nel momento di massima tensione mi ha sempre aiutato a mettere le cose nella giusta prospettiva.
Per un anno, tutto questo mi è stato vietato (con l'esclusione dei week-end dove diventavo un autentico Kalashnikov di minchiate).
Credo che per rientrare nella vecchia media, mi ci vorranno diversi mesi a ritmo sostenuto.
Poi non dite che non vi avevo avvisato...

Strike!

Non parlo dello sciopero di oggi dei Farmacisti (che a quanto pare è illegittimo) o quello di settimana scorsa dei tassisti (che forse non era illegittimo, ma secondo me non era neanche giusto).
Ieri sera siamo andati al Bowling (gli inglesi, con più precisione, lo chiamano 10-pin Bowling, perchè evidentemente ce ne sono anche altri). Sapevo da ottobre che c’era questo posto, ma non l’avevo mai proposto per paura che la mia spalla si ribellasse (e non sarebbe bello proporre una cosa e uscirne con un arto staccato...).
A posteriori posso dire che è stato un peccato. La spalla mi ha dato sì qualche fastidio ma in poco tempo sono riuscito a prenderle le misure e tirare normalmente.
Erano sei o sette anni che non andavo a un bowling, ma devo dire che me la sono cavata abbastanza bene, comunque sui livelli di un tempo.
Nella prima partita, sembrava che fosse l’anzianità e l’esperienza collegata a guidare il gioco. Bill e Donald a giocarsi la vittoria sopra i centocinquanta punti, io intorno a cento e le figlie di Bill a prendere di mira i canali esterni.
Nella seconda, i vecchi hanno accusato un calo (di mira, di fortuna, non lo so), le novelline hanno improvvisamente capito come tirare (anche se i tiri di Claire erano talmente lenti che nell’urto con i birilli era la boccia che rischiava di uscirne male) e la partita è stata molto più equilibrata.
Dato che, come il buon John Belushi insegna, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, posso confermare che Sarah è proprio una bella ragazza (voto nove, cinque anni in più e sarebbe dieci) e che, nonostante questa distrazione, ho vinto io all’ultimo tiro.
Una considerazione a margine.
Una caratteristica del mio bowling è sempre stata (e anche ieri si è confermata entrambe le volte) quella di riuscire a fare strike o spare all’ultimo tiro per ottenere il tiro supplementare. Visto che il costo della partita è lo stesso sia che il tiro supplementare lo si faccia sia che non lo si faccia, si tratta del classico caso di braccino corto. Però di precisione.

martedì, luglio 25, 2006

Belli e Brutti di un anno a Bratislava (4)

Una cosa bella dello stare a Bratislava è la possibilità di vedere da lontano e con occhi diversi quello che succede in Italia. La convinzione che la situazione reale non sia come la dipingono i media è abbastanza radicata in me, ma vedere come le notizie vengono date all'estero lo conferma.
In più la cosa è disintossicante, non vedere tutti i giorni tizio che replica a caio che replica a sempronio per argomenti assolutamente irrilevanti solo per poter dire che il mio schieramento è veramente democratico mentre il tuo è disfattitsta e bugiardo aiuta a collocare i problemi nelle giuste caselle.
Anche il mondiale, visto da qua, è stato più tranquillo, senza gli eccessi nel creare l'attesa, nel celebrare i risultati, nell'esaltare la festa.
Di contro, una cosa brutta (legata proprio alla lontananza) è stata questo pendolarismo di lunga percorrenza.
Per carità, il mondo è pieno di pendolari (vedi la Cri, che probabilmente è messa ben peggio di me) e comunque è meglio un week-end di corsa (orientistica o no) con gli amici e la famiglia che un week-end tranquillo da solo.
Comunque, l'ansia del tempo contato, i casini per gli amici quando per riuscire a organizzare il tutto bisognava prevedere partenze antelucane, passaggi forzati per Orio e quant'altro, hanno notevolmente abbassato la mia qualità della vita.
Se poi ci si aggiungevano i ritardi dei voli (a volte anche quattro ore...), il quadro era completo.

lunedì, luglio 24, 2006

Belli e Brutti di un anno a Bratislava (5)

In questi ultimi cinque giorni di esilio bratislavo, mi capita spesso di ripensare a quest'ultimo anno e ciò che di bello o di brutto mi ha portato.
E così, eccovi una classifichina delle cinque cose brutte e delle cinque cose belle avvenute in quest'anno, così come le ho viste dalla posizione in cui ero.
Oggi vediamo cosa c'è in quinta posizione.
Di bello, le ragazze slovacche. Non che le italiane siano brutte, anzi, generalmente le ragazze italiane veramente belle sono mille volte meglio delle slovacche. La differenza è la media, che qui è decisamente elevata. Il torcicollo a furia di voltarsi e la muta di ormoni formato pantegana sono stati due rischi che sono riuscito a scongiurare facendo ricorso a tutte le mie doti ascetiche.
Magari ci sarebbe un po' da lavorare su come si vestono (tutti i maschiacci mi faranno notare che è più importante come si s-vestono)
Di brutto, la cucina slovacca (se escludiamo la carne). Dopo alcuni esperimenti suggeriti dal buon Miro (che infatti dopo non è più venuto a pranzo con noi) e miseramente falliti (specie di torte salate, ma dolci, spiedini al forno fatti su nella pastella fritta, specie di gnocchi con una crema di latte acido che ha richiesto poi litri e litri di acqua per riportare la gola a un livello di secchezza non sahariano), lo stomaco ha diretto il sottoscritto verso due semplici scelte: carne alla griglia o propria cucina.

L'ultima volta

“Prozim?”
“Janackova Ulica, please”
“One moment,please”
E cominciano ricerche sulla mappa della città, richieste ad altri tassisti, telefonate in centrale, finchè non si capisce dove cavolo è sta via di m…a. (Ma caspita, è in centro, proprio a quattrocento metri dalla piazza principale, è solo una traversa un po’ nascosta!).
Ieri sera è stata l’ultima volta di questa trafila.
Come è stata l’ultima volta del volo Skyeurope NE 367 per Bratislava, il controllo documenti del “M. Stefanik Letisko”, e tutte le cose che caratterizzavano questo volo.
Pensavo che le avrei vissute in maniera diversa, quasi osservandole in slow-motion per cogliere il più piccolo particolare.
Invece no, la ormai raggiunta normalità di questo pendolarismo aereo ha cancellato ogni sentimento. Il desiderio di arrivare a destinazione il più presto possibile ha vinto su tutto.
Ora comincia l’ultima settimana, con una tabella di marcia ormai stabilita e alquanto intensa. Mi sembra di essere tornato all’ultima settimana di militare (anche se in realtà, allora il congedo era di mercoledì, tre giorni dopo l’ultima licenza), l’unico pensiero fisso sul viaggio di rientro.
Il rientro alla normalità.

giovedì, luglio 20, 2006

Casalinga depressa

Questi ultimi giorni slovacchi si trascinano stancamente tra il caldo dell'ufficio e l'apatia post-lavorativa.
Diversi colleghi americani lasceranno il progetto alla fine di luglio, pochi giorni dopo di me e quindi sono tutti concentrati sui propri bagagli.
Ieri sera quindi serata da casalinga depressa:

  • l'esperimento con il pesce al gratin ha avuto risultati poco incoraggianti (pesce mangiabile, gratin da buttare)
  • però mi ero portato a casa il gelato
  • in televisione c'era Ally McBeal, peccato fosse in ceco (la puntata più o meno me la ricordavo, ma i dialoghi no)
  • quindi mega-ronfatona mentre la lavatrice andava
  • ho iniziato a preparare i cataloghi delle mie collezioni (CD, DVD, Fumetti) ovviamente partendo da quello più semplice e meno impegnativo, cioè i Fumetti
  • a proposito, se qualcuno di voi ha il mio vecchio foglio excel con la lista dei miei DVD, se me la manda mi fa un favore (la mia copia si è persa nei guasti dei miei PC)

giovedì, luglio 13, 2006

Tempo ripreso

Il verdetto finale è (come mi aspettavo e come in fondo era più corretto) quello di rimanere qui fino alla fine del mese. Venerdì ventotto sarà l'ultimo giorno di questa esperienza slovacca.
Poi ferie e a settembre si ricomincia con l'attività a Milano, con le facce giovani e simpatiche di Assago, con il parlare italiano, insomma con una vita più a mia misura.

Stasera però devo riempire il frigorifero, altrimenti a stomaco vuoto non ci arrivo alla fine del mese.

Tempo sospeso

Proprio mentre sto scrivendo si dovrebbe decidere sullo sconto di pena.
Ovviamente la voglia di lavorare è sotto il livello del mare (almeno lei sta fresca...).
Ieri sera ho raccattato tutte le cose da mettere in valigia e sono arrivato alla conclusione che pagherò un notevole eccesso di bagaglio. Libri che non ho letto, fumetti che hanno fatto la polvere, DVD che hanno atteso invano di essere visti. Ovviamente tutto quello che invece ho letto, sfogliato, visto è già tornato a casa, ma dato che quando preparavo le selezioni per passare il tempo non sapevo cosa avrei avuto voglia di fare (senza considerare l'effetto colleghi, quello cinema e quello TV), la casa si è riempita di cose che avrei potuto tranquillamente lasciare a Milano (se non addirittura sul banco del negozio).
Ieri sera, comunque, ho cercato di smarcare alcune letture sospese.
L'ultimo numero di Brad Barron (discreto, ma adesso aspetto la trilogia conclusiva), quello di Julia (sul solito buon livello, anche se i disegni non mi esaltavano), il malloppazzo di Altrimondi (collezione di varie storie fantastiche, erede spirituale del vecchio Zona X).
La testa comunque non s'era molto e non me li sono goduti fino in fondo. Recupererò al rientro...
E intanto il matrimonio del secolo si avvicina...

mercoledì, luglio 12, 2006

In attesa della sentenza

Mentre l'Italia intera si riprende dai postumi delle celebrazioni calcistiche attendendo e discutendo del processo su Calciopoli (amnistia, colpo di spugna, clemenza della corte), il sottoscritto attende un'altra sentenza, per quanto piccola e poco significativa possa sembrare.
La fine del mio esilio slovacco si avvicina (data massima trentun luglio p.v.), ma uno sconto di pena potrebbe essere deciso in questi giorni. In pratica, saprò domani se finisco venerdì.
Le sensazioni sono contrastanti.
Da una parte tornare definitivamente a casa è quello che desidero da diversi mesi (specie da quando l'ammiraglio è partito), dall'altra c'è però il fatto che lascerei improvvisamente il gruppo praticamente senza salutare e senza finire i task che mi erano stati assegnati e questo dopo tanta fatica per ricostruire un rapporto umano decente mi seccherebbe un po'. E' proprio vero che ogni tanto sono proprio incontentabile.
Non so ancora quale sarà la decisione finale, ma intanto stasera lavatrice e pulizia della casa.

mercoledì, giugno 14, 2006

La legge di Murphy

Il signor Murphy deve aver passato un lungo periodo della sua vita in Slovacchia. E' qui che ha sperimentato l'efficacia della sua legge.
Lo zio Umbi mi ha comunicato che sta cercando di farmi avere lo sconto di pena, di liberarmi da questo progetto prima della scadenza naturale del 31 luglio.
Questo di per sè è positivo (per rifarsi all'esempio dei Blues Brothers, anche Jake usciva sulla parola...).
Sono però pronto a scommettere che la nuova scadenza sarà tale da impedirmi di usare la casa qui a Bratislava come base di appoggio per la mia settimana austriaca ai WMOC (o peggio da impedirmi di fare la settimana austriaca...)
Spero di sbagliarmi (anche se Murphy non mi fa stare tranquillo) ...

mercoledì, giugno 07, 2006

The Vubs brothers

Con l'avvicinarsi della uscita definitiva dell'ammiraglio dal progetto slovacco, inizio anch'io a immaginarmi il mio rientro alla fine di luglio.
Oggi che sono di buon umore me lo vedo così:
- le due team leader americane che mi accompagnano lungo il corridoio dell'ufficio e mi fanno fermare dietro la riga gialla;
- dragomino che mi fa il controllo degli oggetti lasciati al momento di iniziare il progetto (vestiti, soldi, oggetti personali, un preservativo nuovo, uno usato...);
- l'ammiraglio, vestito nero, occhiali neri, il nome Mario scritto sulle nocche delle dita, mi aspetta fuori dall'aeroporto di Orio appoggiato a una vecchia macchina della polizia riconvertita a bluesmobile
- visita al vecchio orfanotrofio di Assago (aka CSC office), dove lo zio Umbi mi aspetta per vedere se sono contrito, pentito e redento dopo i brillanti risultati di questo progetto, e per mandarmi in una nuova missione ("in missione per conto di zio")
- all'arrivo a Milano, la Roby mi aspetta nascosta in una macchina e cerca di farmi saltare in aria con un lanciarazzi per averla abbandonata per un anno a Milano


"... il terremoto, l'alluvione, le cavallette. Non è stata colpa mia!!!"

martedì, giugno 06, 2006

Tu sa hovori po taliansky

Avete presente quando in un locale rumoroso il silenzio cade nel preciso istante in cui dite una volgarità incredibile ? La versione slovacca della cosa è molto più semplice: basta incrociare una ragazza che capisce l’italiano mentre simpaticamente parlate di erezioni prolungate su tutta la giornata (non che sia un evento che mi si presenta, ma stavo dicendo str***ate con l’ammiraglio, fidandomi della barriera linguistica).
La fanciulla si è voltata di scatto e ha sorriso con fare interessato; io in compenso, imbarazzato dalla situazione, sono inciampato sul gradino del marciapiede.

giovedì, giugno 01, 2006

Cuba Libre!
Niente politica (magari più in là), solo che ieri sera c'è stata la "Mario's going away function" che sembra una messa solenne, ma altro non è che la cena per la fine della permanenza dell'ammiraglio nel progetto.
Visto che nel gruppo sono tutti statunitensi o slovacchi, perchè non andare in un ristorante italiano ?
Il posto non era male, il "focaccio" era ben più che commestibile, le pizze degli altri sembravano all'altezza, ma forse il Cuba Libre a stomaco vuoto ha azzerato il senso critico.
Tra la neo-nonna Lynn e le prossime vacanze italiane di Veronika, la serata è passata senza accorgersene.
L'ammiraglio ha sfoderato la solita classe nel brindisi finale, riuscendo a mostrarsi dispiaciuto di non aver potuto conoscere meglio alcune persone del gruppo e a darne a loro la colpa!
Prendo questa cena come prova che l'esilio sta per finire (due mesi ancora).

Tornato a casa, solita razione di anime in giapponese con sottotitoli in slovacco (o in ungherese?).

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