Con l'avvicinarsi del mio compleanno, entro sempre in un periodo di astinenza da acquisti (CD, DVD, Libri, Giochi e quant'altro possa piacermi, unica esclusione i fumetti) onde evitare di trovarmi un regalo doppio (ovviamente, anche quest'anno, causa bisogno, ho fatto una sola eccezione e subito sono stato punito dal doppione).
Il giorno dopo la festa (o quello che è in questa occasione), avendo in mano tutti i regali, posso finalmente superare la crisi di astinenza e buttarmi nel Saturn e alla Feltrinelli con la carta di credito pronta (magari aspetto il primo di ottobre così guadagno in valuta, ma non è mica detto).
Quest'anno, dopo aver escluso dalla lista dei gadget da comprare l'iPhone, sono stato a lungo in dubbio tra il Wii e il nuovo iPod Nano (che mi piace molto di più di quello vecchio).
Guardo sul sito Apple e vedo che il modello da 16 GB viene consegnato dopo una decina di giorni, mentre quello da 8 è in pronta consegna.
Decido di vedere cosa c'è al Saturn e vedo un cartello invitante che pubblicizza i due modelli.
Vado al reparto e vedo il cartello che ancora pubblicizza la novità nei due modelli.
Avvicino un addetto e dico "Buona sera, vorrei il nuovo iPod nano da 16GB".
"Ah! Perchè, sono arrivati?"
"Scusi?"
Andiamo a vedere la vetrinetta: "Vede? Ci sono solo quelli da 8."
"Scusi, ma il cartello dice che ci sono entrambi i modelli."
"Eh, vabbè. Lei non deve guardare il cartello. Mica è sempre preciso."
Ormai mi conoscete abbastanza per immaginare i fumi dalle orecchie, ma dato che al limite non c'è peggio, l'addetto conclude con il colpo di grazia: "Probabilmente per Natale".
Non ho nessuna voglia di litigare, visto che tanto non ricaverei il solito ragno dal buco, ma datemi il tempo di scaricare i punti fedeltà e c'è una discreta probabilità che quel negozio non mi veda più.
O forse domani mi passa e decido di escludere solo quel reparto...
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mercoledì, ottobre 01, 2008
Come perdere un cliente
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Pierlabi
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lunedì, settembre 29, 2008
Trentadieci
Ovvero, quaranta.
Quaranta anni su questo pianeta (a scanso di equivoci, ci sono nato, non sono caduto in una pioggia di meteoriti).
I miei piani bloggistici prevedevano una serie di post rievocativi dei principali momenti di questi quaranta anni, ma per ora vi beccate solo il nuovo layout (e grazie blogger per aver fatto sì che un template che settimana scorsa funzionava perfettamente abbia smesso di funzionare precisamente venti minuti prima di andare live, per non parlare della semplicità di porting).
Ma tornando ai miei quaranta anni, devo dire che la sto prendendo meglio di quello che pensavo.
Se il corpo prosegue nel suo progressivo declino, la mente invece si mantiene giovane e arzilla.
Oggi, ho persino abbordato una e le ho detto: "Ti va di salire sulla mia macchina?" e lei subito: "Sì, zio!" e sua madre: "Vengo anch'io. Senza il seggiolino, dove la porti?". (Per la cronaca, Giorgia ha detto di preferire la mia auto a quella di suo nonno e sapendo quanto stravede per lui è un risultatone)
Ho sempre patito il giorno dei compleanni a cifra tonda: a 0 anni mi hanno preso a schiaffi, a 10 ho fatto a botte a scuola (ovviamente ne ho date molte di più di quante ne abbia ricevute, l'altro), a 20 ho ciccato un esame, a 30 l'unica eccezione (ma ero fresco sposino).
Ho come l'impressione che il mio corpo, mentre rilascia gioie e allegrie nel momento in cui occorrono, accumuli invece gli acciacchi e i dolorini per dieci anni (dal compleanno 10x alla vigilia di quello 10(x+1)) e li rilasci tutti in una botta. Mi sa che domani starò a letto...
Ma nonostante tutto ci sono notevoli vantaggi nell'aver raggiunto i quaranta anni.
Per esempio, "Più vicino ai 40 che ai 50" suona molto meglio di "Più vicino ai 40 che ai 30", vero?
E' che quando cerco gli altri, la mia memoria da quarantenne fa un po' cilecca (e speriamo ancora solo la memoria...).
Quello che ovviamente non posso dimenticare è di fare gli auguri alla mia co-compleannara.
E che, tecnicamente, nonostante sia già il 29 settembre, al momento in cui scrivo non ho ancora quaranta anni (giusto per mostrare come la sto prendendo bene...) e non li avrò fino alle ore ...
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Pierlabi
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mercoledì, settembre 24, 2008
Libro a fine corsa
Uno degli innegabili vantaggi dei mezzi pubblici rispetto all'uso di mezzi propri (auto, bici, moto) è la possibilità che mi offrono di abbandonarmi alle mie amate letture.
Libro se sono in piedi, fumetto se seduto (tratto meglio i secondi dei primi, come ben sa chi ha avuto la sfortuna di chiedermene alcuni da leggere).
Quello che mi fa impazzire, però, è il fatto che sempre, costantemente, regolarmente, arrivo a destinazione a meno di una pagina dalla fine di un capitolo, di un numero, di un colpo di scena, e non è che posso sedermi in ufficio e leggermi bellamente Spider-man o l'ultimo Terry Pratchett.
Che ne dite, esiste una legge di Murphy a proposito?
PS.: per coloro cui interessa cosa abbia letto recentemente o stia leggendo adesso, seguirà post specifico.
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giovedì, settembre 18, 2008
Letterina
Caro Babbo Natale,
lo so che è presto per la lista dei regali, ma si avvicina il compleanno e avrei un piccolo desiderio.
Io sono bravo, prendo l'automobile per recarmi in ufficio una sola volta al mese (proprio perchè non ho alternative) e tutte le altre volte subisco in silenzio le disavventure tipiche dell'uso dei mezzi pubblici (vedi ieri la lunga attesa sulla MM, causa malore di un passeggero).
Quando prendo l'auto, poi, evito di lasciarmi andare a insulti nei confronti dei furbetti che tagliano la strada o non danno la precedenza, rispetto tutti i pedoni che attraversano fuori dalle strisce e saluto con la manina tutti i ciclisti e motociclisti che sciamano intorno a me, eseguendo interessanti evoluzioni acrobatiche.
Ciò nonostante, non è che potresti, in quell'unico giorno (è facile da ricordare, è il terzo giovedì di ogni mese, in corrispondenza delle Cenerentoliadi) lanciare un piccolo impulso elettromagnetico che, come nel film La guerra dei mondi, mette fuori servizio tutte le macchine (esclusa ovviamente la mia) ?
Un saluto alle renne.
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mercoledì, settembre 17, 2008
X-Files - (NON) Ci voglio credere
Il mio rapporto con "The X-Files" è sempre stato complesso.
Non mi piacevano le prime puntate, che di solito vedevano la seguente scena:
- io e Roby sul divano davanti alla TV
- io che dopo cinque minuti (rimembrando uno a caso dei racconti di fantascienza, orrore o fantasy letti in gioventù) dicevo "Finisce così: ...." e mi addormentavo
- Roby che alla fine mi svegliava dicendo: "di' la verità: l'avevi già visto!"
- io che provavo a raccontare le fonti da cui era stato tratto l'episodio
- lei che non ci credeva e rimaneva convinta che l'avessi già visto (nonostante ai tempi non ci fosse ancora il mulo da cui scaricare le puntate originali e il mio inglese non fosse così fluent).
Il primo film al cinema mi era abbastanza piaciuto.
L'uscita del nuovo e definitivo film mi ha quindi creato sentimenti contrastanti.
Ieri sera, purtroppo, la visione ha confermato la mia metà pessimistica.
Il film è insulso, lento, stiracchiato, ma soprattutto veramente poco "X".
Di film con sparizioni e omicidi seriali, in cui sensitivi aiutano le ricerche tra lo scetticismo della polizia e la fiducia dei nostri eroi, se ne sono visti molti. Il punto di forza avrebbe dovuto essere l'effetto nostalgia e il rapporto Mulder-Scully. Peccato che il primo non si scateni e per il secondo, beh, non tr..bano. Giusto un bacetto.
Insomma, un bel 4. Evitatelo.
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lunedì, settembre 15, 2008
Consecutio Temporum
Richiesta aziendale di venerdì 12 settembre alle ore 16 :
Come consuetudine, vi chiediamo di sottoporre il vostro piano ferie, per l'esattezza per il periodo dal 16 settembre 2008 al 10 gennaio 2009.
(Omissis)
Il termine per l'invio delle richieste è il prossimo 19 settembre.
Per i pignoli come me, è chiaro che qualcosa non torna.
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11:42 AM
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Domande difficili e dubbi amletici
Stamattina corro dietro al pullmann per Assago che sta per partire (l'alternativa sono venti minuti di attesa).
Salgo, oblitero il documento di viaggio e mentre le porte si chiudono un tizio si butta dentro alla disperata.
E' riuscito a prendere il bus al volo, ma non ha controllato la destinazione.
Mi chiede quindi: "Scusa, ma questo qua va là?"
E' chiaro che, essendo il pullman un mezzo di locomozione, da qualche parte va. E che essendo qualche parte diverso da qua, non può che andare là.
Resta il problema di capire cosa il signore intenda per là, visto che ripete la domanda pari pari.
Il diavoletto sulla spalla sinistra dice "Rispondi Sì! Rispondi Sì!"
L'angioletto sulla spalla destra vince e chiedo "Milanofiori?"
Il tizio mi guarda come se non capisse la domanda.
A questo punto, visto che il pullman è partito, anche l'angioletto mi dice "Rispondi NO!".
Voi che avreste fatto?
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martedì, settembre 09, 2008
Orario Invernale
Da lunedì 8 settembre è in vigore l’orario invernale dell'ATM.
Aumentatata la frequenza delle corse.
Che saltano (ieri sera) o ritardano (stamattina).
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10:54 AM
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lunedì, settembre 08, 2008
Posta-ccio 2
Questa me la sono cercata.
Per motivi non allegri mi sono trovato a dover inviare un telegramma e per una serie di motivi troppo lunghi da raccontare, ho deciso, invece del solito servizio telefonico di telegrammi, di utilizzare il servizio originale, quello delle Poste Italiane.
Armato di pazienza e della mia fantasia per frasi di circostanza, mi reco quindi nell'ufficio postale, diverso da quello del disguido del pacco, e (non avendo fatto un telegramma alle poste negli ultimi vent'anni) mi pongo il problema di quale sia lo sportello giusto.
Di fianco al distributore di numeri, c'è un chiarissimo cartello che dice che i telegrammi stanno tra i servizi postali, quindi prendo il numero per lo sportello corrispondente.
Alzo lo sguardo e vedo il mio numero apparire su uno sportello verso il quale mi dirigo lieto dell'attesa praticamente nulla.
Peccato che dietro lo sportello non ci sia nessuno (e capisco quindi lo sguardo a metà tra il disilluso e il cagnesco della signora in fila davanti a me).
Mi metto in placida attesa, quand'ecco che una signora con carrozzina prende il numero per il mio stesso sportello e, magia, appare il suo numero.
Provo a attivare la vista a infrarossi dei miei occhiali, ma non noto alcun tipo di manifestazione ectoplasmatica che possa attivare il numero. Ma visto che la scena si ripete con un nuovo signore (prende il numero e subito quello appare sullo sportello), qualcosa ci deve essere.
L'indagine vede coinvolta anche la signora in fila davanti a me, che ha il numero prima del mio e ovviamente non è stata ancora servita.
Per rendere più divertente la scena, allo sportello vicino sento l'impiegata vicina che dice ai suoi clienti "Ma perchè ha aspettato così tanto per venire a ritirarlo?" (evidentemente questa frase gliela insegnano al corso neo-assunti).
Com'è, come non è, arriva una addetta in carne ed ossa.
"Buongiorno. Dovrei fare un telegramma".
"Ha sbagliato sportello. Deve andare al primo là in fondo che il mio collega le dà il modulo per i telegrammi."
"Ah grazie" e complimenti per la correttezza dei cartelli.
Dato che lo sportello è senza coda e dato che devo solo chiedere un modulo, chiedo direttamente.
"Buongiorno, la sua collega mi ha"
"Guardi che lei ha il numero per un altro sportello."
"Lo so. Io dovrei fare un telegramma e la sua collega mi ha detto di venire a questo sportello e chiederle il modulo"
Si alza accidentando: "E guardi che glielo poteva dare la mia collega, il modulo!".
L'osservazione era pertinente, visto che questo modulo non veniva conservato nel cassetto del tizio, ma in un mobile a disposizione di tutti gli addetti. La mia obiezione, però, è stata immediata "Sì, ma non è colpa mia se la sua collega mi ha detto così".
L'impiegato si è reso conto che aveva mal diretto la sua rabbia ed è tornato allo sportello molto più gentile.
Preso il modulo, lo compilo, prendo il numero per lo sportello giusto e aspetto il mio turno.
"Guardi che non può indirizzarlo a Famiglia xxx. Deve mettere il nome di una persona." (Problema mai posto dal servizio telefonico)
Recupero il nome; non essendo la persona un parente stretto ho dovuto telefonare per conferma, ma il tizio (vista l'assenza di fila), ha aspettato gentilmente.
"E poi deve mettere la firma in calce al testo, altrimenti non appare nel telegramma" (E il mittente non appare?)
Scrive il testo, usando un solo dito. Dopo cinque minuti, stampa una bozza da farmi vedere.
Il mio telegramma contava di tre frasi: introduzione (7 parole), "Sentite condoglianze", "Piero Labanti".
Mi fa: "Va tutto bene?"
"Veramente, manca Sentite condoglianze"
"Vede che ho fatto bene a farglielo verificare?"
Riprende in mano il telegramma, ne stampa un'altra copia, poi inserisce (sempre con un solo dito) la frase mancante e stampa la versione definitiva.
Stavolta va tutto bene e posso pagare.
E così, dopo venticinque minuti (e nell'ufficio c'erano sì e no sette persone) sono uscito con il mio telegramma inviato.
O almeno spero....
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Pierlabi
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mercoledì, settembre 03, 2008
Week-end di riappacificazione
E' tanto tempo che non parlo dei miei risultati orientistici (WMOC, OOCup e altre gare varie). Fondamentalmente perché il risultato è sempre stato inferiore alle mie aspettative, anche tenendo conto della totale assenza di allenamento.
Il week-end scorso, però, mi sono sorpreso positivamente.
L'occasione è stata fornita dagli Highlands Open, stupendamente organizzati in quel di Asiago dall'Erebus Vicenza. L'altopiano dei 7 comuni è sempre un posto fantastico per l'orienteering e le gare di questi giorni lo hanno ancora una volta dimostrato, grazie anche a un tempo stupendo.
Venerdì gara middle, per me in MB. Parto piano, anche se non proprio camminando. Scelgo un attacco semplice al primo punto, sentiero e alla curva dentro. Il punto è lì, facile da trovare. Il secondo punto è la svolta: avvallamento, buche e da lì su. Dritto nella buca che cerco.
Sono completamente in carta. Le scelte mi sembrano naturali e anche se qualche imperfezione la commetto, sono sempre veloce a riprendermi.
Nella tratta tra la 7 e la 8 inizio ad andare in debito di ossigeno e rischio di sbagliare, mentre la 9 è solo fatica in salita. Il dubbio (che mi porterò appresso fino all'analisi degli split) è su come fare la 10: girare intorno alla collina sulla strada o salire sul pratone e da lì scendere? Scelgo la prima e (sempre senza correre) vedo che alla fine mi costerà circa 3 minuti.
Il tempo di gara non mi sembra eccezionale, ma la classifica mi stupisce. Sesto a cinque minuti dal secondo.
Sono persino riuscito a fare qualche punto in lista base in una gara non sprint. Completano il quadro positivo dei risultati GOK il quarto posto di SteGal in M40 e il secondo di Roby in W35.
Contento della mia prestazione e ispirato dai luoghi, sabato mattina gara di Trail-O, disciplina che, nonostante un certo grado di opinabilità in alcune scelte dei tracciatori (leggi discussioni post-gara su "il punto andava messo più a destra" oppure "non era una Z", etc.), ha oggettivamente un suo fascino.
Il fatto di non dover correre da un punto all'altro, il dover osservare con attenzione molti particolari (di solito non basta guardare dal punto di osservazione per capire la risposta), il fatto che esista anche l'opzione "la risposta esatta è nessuna risposta", mi intrigano alquanto.
Rispetto ai nostri campioni, sicuramente mi mancano molte nozioni (ammetto di non aver mai letto il RTF) e questo ogni tanto mi mette in difficoltà (se dicono avvallamento, intendono alla base o in cima?), e ogni tanto mi manca la pazienza di stare lì a osservare tutti gli elementi, ma il tempo di gara vola e mi diverto sempre.
Sabato, quindi, sono partito con grande voglia di ben figurare.
E mi sono incartato subito.
Delle prime sette lanterne non ho capito niente. E infatti ne ho sbagliate quattro: due per mancanza di coraggio nel dire Z, una perchè, pur avendo la quasi certezza che ce ne sarebbe stato almeno uno, non ho proprio visto il trappolone (buca diversa da quella indicata in cartina). Poi, dall'ottava in poi, percorso netto, con anche un buon 28" sui tre punti a tempo (migliore tra quelli che non li hanno sbagliati).
Alla fine ottavo posto in classifica, con mio sommo giubilo.
Al pomeriggio, gara sprint in Asiago. Questa volta non era possibile iscriversi in Elite (direi anche giustamente) e quindi il sorteggio tra MA e M35 ha prodotto la prima.
La gara è stata veloce e ho commesso un paio di errori, di cui uno grave. Alla fine un tempo discreto, ma soprattutto lo scalpo di tutti gli avversari che spravo di battere (anche grazie a una PE altrui).
E così si arriva alla gara Long di domenica, sulla carta Kubelek-Lekle.
Ancora una volta parto piano e molto attento alla carta. Alla 2 ho già preso uno che partiva prima di me, e alla 3 un trentino che mi chiede dove è la 4. La prima tratta lunga mi uccide, ma non perdo mai il punto sulla carta.
Alla 5 arrivo con un treno di gente che corre molto e che mi ha superato con un'altra scelta di percorso. Il treno si lancia verso la 6 a una velocità per me insostenibile, e grande è la mia sorpresa quando me lo vedo correre incontro mentre esco dalla 7 (il trentino di prima si lamenta con me di tutta la strada inutile).
La seconda tratta lunga è ancora peggio della prima e qualche imprecisione ce la metto, ma comunque il tempo è dignitoso.
E' sulla 9 che commetto il primo vero grosso errore di questi quattro giorni. Un po' deconcentrato per l'avvicinarsi dell'arrivo, un po' per la stanchezza, decido di cambiare approccio a metà strada, passando dall'andare ad azimut (cosa fatta praticamente sempre in queste gare) allo seguire le curve di livello.
L'avvallamento di attacco sembrava molto evidente, ma io non mi sono adeguato alla nuova strategia e mi sono trovato su un muretto che non ho saputo localizzare in carta.
Ora che ho fatto il punto se ne sono andati otto minuti.
L'unica soddisfazione è che parte del treno di prima è arrivato alla 9 dopo di me.
Gli ultimi punti erano semplici, anche se sono riuscito a perdere trenta secondi per trovare la 200.
Alla fine una 33ma posizione che si colloca ben al di sopra della media dei risultati di questo 2008 e una piccola conferma del fatto che, in fondo, dal punto di vista tecnico riesco ancora a cavarmela discretamente. Se solomi allenassi...
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Pierlabi
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lunedì, agosto 25, 2008
Agricola
Con l'avvicinarsi della fine dell'estate, si pensa a riprendere lentamente l'attivita ludica e quindi si provano nuovi giochi.
Questo week-end è toccato a Agricola, da tempo nel mirino, ma impossibile da giocare in assenza di una versione in lingua comprensibile (leggasi non-tedesca), finalmente giunta da oltre-oceano.
Si tratta di un gioco che si iscrive al filone di Puerto Rico, Caylus e Leonardo, in cui le risorse e le azioni disponibili ai giocatori sono limitate (se in un turno il giocatore A fa una certa cosa, non la può più fare il giocatore B).
Lo scopo del gioco è sviluppare la propria fattoria in termini di coltivazioni, pascoli, membri della famiglia e animali. Per fare ciò occorre procurarsi le risorse, arare i campi, costruire i recinti e le stalle, senza dimenticarsi di mantenere abbastanza cibo per sostenere i familiari.
Il gioco ha un'unica componente di caso, costituita dalle carte Occupazione e Minor Improvement che vengono distribuite all'inizio a ciascun giocatore. La loro distribuzione (tranne in un caso) mi è sembrata abbastanza equilibrata, anche se può influenzare notevolmente la strategia da adottare (la terza partita non sono proprio riuscito a capire come utilizzare quelle che mi erano capitate).
In definitiva, un gioco molto bello e complesso, da giocare secondo strategie ogni volta differenti in cui a volte il fattore C può essere un po' troppo determinante.
Voto: 8 (da rivedere l'impatto delle carte e da provare in più di due giocatori).
EDIT: la partita di ieri (25/08/2008) ha confermato il fatto che le carte a volte contano davvero troppo. Roby aveva carte che le davano bonus di risorse in continuazione mentre metà delle mie carte erano inutili, vista l'altra metà. Io credo di aver tratto il massimo dalle mie carte (non sono a riuscito a giocarne una, ma non so se effettivamente ci ho perso qualcosa), Roby ha commesso un errore a fine partita da almeno cinque punti e ciò nonostante ha vinto (di poco, ma comunque vinto). La partita è stata comunque divertente (sono riuscito a non arrabbiarmi troppo alla sua ammissione "Stasera ho proprio preso delle belle carte" e quindi a restare concentrato). Resta ancora da provare la partita a più di due giocatori.
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venerdì, agosto 01, 2008
O-talking
Una delle cose che spesso fa arrabbiare un orientista è quella di sentir definire il nostro sport "Una specie di caccia al tesoro". Il motivo non è chiarissimo (sempre alla ricerca di qualcosa si va), ma neppure io riesco a rimanere indifferente.
Così, per evitare spiacevoli malintesi, ho preso l'abitudine, con chi non conosco bene, di non parlare di Orienteering, ma di "Gara di corsa nel bosco, con bussola e cartina".
Qualche volta (per fortuna, sempre più spesso nell'ultimo periodo), è la persona con cui parlo che mi dice "Ah, sì! L'Orienteering!" (magari in forme un po' spurie come Orièntèring o Orentiriing) e via con i suoi ricordi del militare o degli scout.
Ieri sera è stata una di quelle volte.
Un collega che conosco appena e che ho incontrato in pullman. Chiacchierando delle ferie future (sue) e passate (mie) è venuto fuori che la figlia sta scoprendo questo sport (ho anche un vago sospetto su chi sia la prof che glielo ha introdotto) e che le piace molto.
Il parlare di Orienteering con un non-Orientista senza che lui ti guardi come se tu fossi un matto (non che gli orientisti non lo siano, ma non è bello che ce lo facciano notare) è una cosa piacevole.
Nel caso in questione, poi, le domande erano precise, interessate (materiale necessario, relativi costi, luoghi dove praticare), ma anche uno scarso come me è riesciuto a dare risposte da Campione del mondo.
Tanto per far capire quanto la discussione mi ha preso, ho preferito finire il discorso che andare alla Borsa del Fumetto (e non so se riesco a passarci per più di una settimana...).
La speranza, dopo una chiacchierata come questa, è che finalmente il nostro sport riesca a farsi conoscere un po' di più. Non troppo, però.
Quel tanto che basta per far capire che "La caccia al tesoro" è un'altra cosa.
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giovedì, luglio 31, 2008
Posta-ccio
Qualche tempo fa, visto il curatore, mi sono abbonato a questa uscita a fascicoli.
Questo mi ha portato (purtroppo, visti gli esiti) ad incrementare i contatti con le Poste Italiane.
Qualche settimana fa, trovo in casella la notifica di "Mancata Consegna". Ciò vuol dire che mi devo recare, a partire dal terzo giorno lavorativo successivo, al tale ufficio (che ovviamente NON è il più vicino a casa) per il ritiro del pacco.
In settimana non riesco e ci vado di sabato, ben oltre il terzo giorno lavorativo.
Il giovane al banco, tronfio nei suoi tatuaggi: "Il pacco non è ancora arrivato."
"Scusi, ma l'avviso è di almeno sabato scorso."
"Non so che dirle. Se vuole, in caso arrivi oggi, le posso telefonare."
Sorpreso: "Perchè, siete aperti anche oggi pomeriggio?" (Erano le 11).
"No, chiudiamo a mezzogiorno".
"(1, 2, 3, 4, 5) ... La ringrazio, ripasserò"
Settimana scorsa ero in Slovenia (leggetevi SteGal e Rusky per il perchè).
Oggi mi reco a ritirare il pacco.
Una gentile signora, appena vede il modulo, mi fa "Ma come!?!, Perchè non è venuto prima?"
"Scusi? Io sono venuto due sabati fa e mi hanno detto che non era ancora arrivato."
Con tono dispiaciuto: "Guardi che l'abbiamo spedito"
"Come?"
"Doveva venire prima, comunque vediamo".
Prende il modulo e va nel retro. Torna con in mano un faldone, invece del mio pacco.
Lo apre e vedo una serie di distinte di invio, ordinate per data.
"Quand'è che l'abbiamo inviato?"
"Non capisco. Ma inviato a chi?"
"Ai tizi"
"Intende il mittente?"
"Ecco, sì"
E inizia a guardare tutte le distinte, una per una, alla ricerca del mio indirizzo o del mio nome (anche se a me è venuto il dubbio che le distinte contenessero il nome del mittente).
"Guardi signora, se mi dice che l'avete rispedito, le credo. Ma mi scusi, dopo quanti giorni li rimandate indietro?"
"Sette giorni. Non glielo avevano detto?"
A me i conti non tornano molto, ma comunque sorvolo.
"No."
"Però se vuole, faccio un ultimo controllo a terminale".
"La ringrazio". (Farlo prima di guardare tutte le distinte, no?)
La osservo, aprire l'applicazione web con la stessa abilità che avrebbe mia madre (intendo sulla stessa applicazione) e iniziare a scorrere l'elenco dei nomi, ignara della più banalissima funzione "Modifica-->Trova" presente su qualunque browser (era una banalissima pagina HTML).
A un certo punto, sbaglia anche a schiacciare la barra di scorrimento e si trova a fine pagina. Per cui ricomincia in senso inverso.
"Guardi, signora, se mi dice che l'avete rispedito al mittente, direi che non c'è niente da fare."
"Vede, qui non c'è"
"Sì, signora, ho capito. L'altra volta il suo collega mi aveva mostrato che invece c'era."
"Ah, beh. Se l'altra volta c'era, allora l'abbiamo proprio rispedito indietro. Ma perchè non è venuto prima?"
"Signora! Ero in ferie. Avevo deciso, come modo interessante di passare le vacanze, di andare in giro a sparare alle gomme dei postini..."
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mercoledì, luglio 30, 2008
Ma che bel bambino!
Il ricordo più antico che ancora sopravvive alla liquefazione neuronale che mi affligge risale a quando avevo quasi tre anni.
In vacanza, sfuggo all'attenzione dei miei e mi avvicino a un signore che, seduto comodamente su una panchina, si sta leggendo il giornale. Inizio a guardare il suo giornale e mi rendo conto che è pieno di parole che sono in grado di leggere.
Il signore, sentendo la mia voce, impiega un po' a capire che sto effettivamente leggendo il suo giornale (ipotesi considerate: un'allucinazione, qualcuno mi ha insegnato cosa dire per fare uno scherzo, un ventriloquo). Ma quando si rende conto lì vicino che ci siamo solo lui ed io, lo stupore si manifesta in maniera per me indimenticabile.
Ma la faccia che proprio non dimenticherò mai è quella che farà all'arrivo dei miei genitori, quando, alla frase "Complimenti, signore. Suo figlio, così piccolo, è già capace di leggere", si sente rispondere da mio padre, che negli anni a seguire non mancherà mai di mostrare altrettanto understatement, rispose "Cosa vuole che sia, avrà imparato così per gioco".
Giusto per calare le arie, segnalo che mi ci sono voluti altri tre anni per imparare a scrivere: una cosa è la teoria, l'altra è la pratica (si vedano a riguardo i miei risultati orientistici). Per non parlare, poi, della mia pigrizia, già allora molto evidente.
Comunque, questo evento avrà notevoli conseguenze da allora fino ai giorni nostri:
- la mia passione per i fumetti, cominciata su Topolino e Tex, e arrivata trentasette anni dopo a qualsiasi cosa che contenga disegni e parole (da approfondire in alcuni post aggiuntivi)
- il fatto che mio padre si sia sempre sentito giustificato ad essere molto esigente in tutto quello che ha riguardato i risultati scolastici (e anche questo si meriterà alcuni post aggiuntivi)
- il fatto che mia nipote sia costretta a subire, da parte del nonno, continue lezioni di lettura dall'età di 18 mesi
- alcuni siparietti divertenti con la mia professoressa d'Inglese del Liceo (un altro post)
- la falsa illusione che qualunque cosa potesse essere ottenuta con poco sforzo (si vedano sempre i miei brillanti risultati sportivi)
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Etichette: I miei primi quarant'anni
I secondi quarant'anni
Di solito non penso molto al futuro remoto, ma se proprio devo immaginare come sarò quando sarò vecchio il doppio di oggi, mi piacerebbe una via di mezzo tra lui e lui.
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Now playing: Van Halen - Finish What Ya Started
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Pierlabi
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Etichette: I miei primi quarant'anni, Pensieri occasionali
60 a 40
E' tanto che non scrivo. La mia pigrizia, la paranoia da bassi accessi, il poco tempo in ufficio, ma soprattutto l'impressione di non riuscire ad essere sufficientemente interessante e/o divertente, mi hanno tenuto lontano.
Aggiungiamo i tristissimi risultati orientistici et voilà, nulla di cui scrivere.
Qualcuno, per la verità, ha reclamato news, recensioni e commenti, ma non c'era verso.
Nella mia testa, qualche post si affacciava, ma non superava mai la commissione di censura interna.
Ieri sera, però, ho realizzato che avevo in sospeso un piccolo progettino per questo blog, a metà tra il biografico e il terapeutico. Con l'avvicinarsi dell'uscita dal club degli -enta, scrivere degli eventi divertenti, strani, folli o tristi, che in qualche modo mi hanno portato dove sono adesso.
L'ordine sarà assolutamente sparso, la frequenza casuale, il risultato scarso.
Però, già che sarò alla tastiera, riprenderò a guardare anche a postare su ciò che faccio.
Se mi avete aspettato, spero che la cosa vi faccia piacere.
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giovedì, maggio 15, 2008
Iron Man - The Movie
Ormai Hollywood sta spolpando il filone fumetti, ma per fortuna la Marvel (dopo i terrificanti risultati di Ghost Rider, Daredevil, Punisher ed Elektra) ha deciso di entrare in prima persona nella gestione dei suoi personaggi e dei film da essi tratti.
Il film è molto fedele allo spirito del fumetto, soprattutto nel carattere dei personaggi.
La scelta degli attori è decisamente azzeccata, con la sola eccezione forse di Gwyneth Paltrow, non so bene perchè.
La trama racconta bene, con qualche adattamento per renderla più al passo coi tempi, le origini e lo sviluppo delle prime versioni delle armature e la relativa evoluzione di Tony Stark.
Robert Downey Jr è perfetto nell'impersonare sia il Tony Stark playboy miliardario, sia quello umano che si fa carico della sua missione.
Gli effetti speciali, grazie all'altissima qualità della ILM, sono spettacolari e rendono al massimo le evoluzioni dell'armatura.
Alcuni passaggi del film sono forse un po' troppo per fumettofili e molte strade vengono lasciate aperte per il sequel che, visto il successo al botteghino, non mancherà.
La cosa che mi ha un po' infastidito, invece, è che in alcuni passaggi il film non è fisicamente credibile, ben oltre la sospensione di credulità richiesta da questo tipo di soggetti. Su tutte l'esplosione finale del reattore, che in un mondo reale raderebbe al suolo una città e nel film non ferisce nemmeno lui che ci si trova sopra.
Tutto sommato, comunque, un film molto piacevole, che consiglio anche a chi (come me) trova il personaggio di Iron Man sopravvalutato all'interno dell'Universo Marvel (io, come saprete, nella Civil War tifavo per Capitan America).
Voto: 7.
PS. se andate a vederlo, restate fino alla fine dei titoli di coda. La mia perversione a tale proposito è nota, ma in questo caso è motivata. Sono stato l'unico in tutta la sala a vedere l'arrivo di Nick Fury.
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mercoledì, maggio 14, 2008
GOK-Men
La mia passione per i fumetti mi spinge spesso a cercare paralleli tra il mondo reale e quello delle nuvole parlanti. Per questo, ogni tanto mi trovo ad associare le persone ai miei personaggi preferiti.
Un associazione che spesso mi è venuta è quella tra i membri del GOK (io, Roby, SteGal e Atty) e i Fantastici Quattro. Il numero dei componenti dei due gruppi e il loro genere tornava, ma non ero mai riuscito a quadrare i singoli componenti (a parte, ovviamente, Roby/Sue Richards).
Leggendo una delle ultime cronache di SteGal, ho capito perché.
L'associazione era sbagliata.
Il GOK non è i Fantastici Quattro, è gli X-Men!
Il classico incipit delle avventure degli X-Men è "Un gruppo di mutanti in un mondo che li teme e li odia".
Ora, se sostituiamo mutanti con orientisti e un mondo che li teme e li odia con un più semplice un mondo che si domanda perché fanno quelle stupide gare, la cosa torna.
A questo punto torna anche l'associazione tra le persone e i personaggi.
GOK-Men - Formazione originale
- SteGal/Professor X: il fondatore del gruppo, colui da cui tutto nasce, con l'aiuto di Cerebro conosce i segreti, la posizione, le capacità e le tecniche di tutti gli altri orientisti/mutanti del pianeta;
- Roby/Jean Grey: le capacità telepatiche, oltre ad alcuni malintesi per frasi non dette ma da lei sentite, la portano sempre a convincere gli altri membri del GOK a quasi qualunque impresa; quando Fenice prende possesso del suo corpo, diventa praticamente inarrestabile;
- Atty/Bestia: una brillante intelligenza, un corpo che risponde con agilità e velocità (specie quando si alza da tavola), in costante rivalità con le capacità del professore;
- PLab/Uomo Ghiaccio: la quantità di ghiaccio utilizzata in questi anni di attività per lenire gli infortuni giustifica da sola l'associazione.
- Rusky/Wolverine: l'uomo dei boschi, il migliore (tra di noi di sicuro) che c'è in quello che fa;
- Mary/Tempesta: tranquilla, pacata, ma se c'è da andare, va come il vento
- Bellini/Banshee: l'unico motivo per cui il Bellini parla poco è per lo scarso controllo sui suoi poteri sonici; l'ultima volta che, a tradimento, fu costretto a dare una risposta, i vetri di tutto l'isolato sono stati frantumati dall'onda sonora emessa;
- Adele/Jubilee: la ragazzina del gruppo, sempre sorridente, sempre fiduciosa (e si sa che con me questo ha delle controindicazioni...)
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lunedì, maggio 12, 2008
Segni di inequivocabile intelligenza superiore
(Scusate il lungo silenzio, ma la vita reale ha reclamato la sua priorità)
Ieri, durante un allegro giretto gelato più shopping (librario per me, modaiolo per Roby) ho avuto l'onore di assistere alle seguenti scene.
Che dite, siamo messi bene?
Di che colore è il buio mentale ?
Due ragazzine sui tredici anni si rivolgono all'amica dall'altra parte del giardinetto.
"Oh, ma senti! Come si chiama quel tipo di rosso scuro ?"
Io guardo Roby e penso Magenta, ma non facciamo in tempo a farci i fatti altrui, che la frase continua.
"Beige?"
"Ma no! E' Bordò" (lo scrivo così, perchè il tono era da Bordò, non da Bordeaux)
Farsi riconoscere
In fila alla cassa di Zara, la tizia davanti a noi paga con Carta di Credito. La cassiera chiede quindi un documento di identità.
La tizia estrae il tesserino sanitario regionale.
La cassiera fa notare che non è un documento di riconoscimento.
"Mi scusi, ma nel chip della tessera sono presenti tutti i miei dati."
"Sì, ma manca la foto."
La tizia allora inizia a estrarre dal portafoglio la tessera Fidaty, il libretto della macchina, la cartaPiù e altre quindici tessere di negozi, tutti rigorosamente senza foto.
La cassiera mantiene una calma invidiabile (tenuto conto che lavora di domenica...).
La tizia dice che non ha altri documenti di riconoscimento.
La cassiera si prepara allo storno dello scontrino (per la gioia di tutti quelli in fila...), quando, improvvisamente, l'illuminazione.
Se ho il libretto della macchina, avrò anche la patente (io erano cinque minuti che mi stavo ponendo il dubbio...).
E infatti, eccola lì.
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Pierlabi
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mercoledì, aprile 02, 2008
Pesca d'Aprile
Tendenzialmente non sopporto il giorno dei Pesci d'Aprile.
Sembra un po' in contraddizione con la mia scarsa serietà e la tendenza a farli, ma il fatto che esista un giorno istituzionalizzato dove si fa a gara a spararla più grossa non mi piace.
Per carità, gli scherzi sono anche carini (a un paio ho abboccato anch'io e mi sono divertito a fare la figura del pesce), ma la cosa non cambia la mia idea.
Poi, ci sono anche quelli che in realtà speri che scherzi non siano, che magari qualcuno butta lì "Per vedere di nascosto l'effetto che fa...".
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Pierlabi
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