mercoledì, settembre 03, 2008

Week-end di riappacificazione

E' tanto tempo che non parlo dei miei risultati orientistici (WMOC, OOCup e altre gare varie). Fondamentalmente perché il risultato è sempre stato inferiore alle mie aspettative, anche tenendo conto della totale assenza di allenamento.
Il week-end scorso, però, mi sono sorpreso positivamente.
L'occasione è stata fornita dagli Highlands Open, stupendamente organizzati in quel di Asiago dall'Erebus Vicenza. L'altopiano dei 7 comuni è sempre un posto fantastico per l'orienteering e le gare di questi giorni lo hanno ancora una volta dimostrato, grazie anche a un tempo stupendo.
Venerdì gara middle, per me in MB. Parto piano, anche se non proprio camminando. Scelgo un attacco semplice al primo punto, sentiero e alla curva dentro. Il punto è lì, facile da trovare. Il secondo punto è la svolta: avvallamento, buche e da lì su. Dritto nella buca che cerco.
Sono completamente in carta. Le scelte mi sembrano naturali e anche se qualche imperfezione la commetto, sono sempre veloce a riprendermi.
Nella tratta tra la 7 e la 8 inizio ad andare in debito di ossigeno e rischio di sbagliare, mentre la 9 è solo fatica in salita. Il dubbio (che mi porterò appresso fino all'analisi degli split) è su come fare la 10: girare intorno alla collina sulla strada o salire sul pratone e da lì scendere? Scelgo la prima e (sempre senza correre) vedo che alla fine mi costerà circa 3 minuti.
Il tempo di gara non mi sembra eccezionale, ma la classifica mi stupisce. Sesto a cinque minuti dal secondo.
Sono persino riuscito a fare qualche punto in lista base in una gara non sprint. Completano il quadro positivo dei risultati GOK il quarto posto di SteGal in M40 e il secondo di Roby in W35.
Contento della mia prestazione e ispirato dai luoghi, sabato mattina gara di Trail-O, disciplina che, nonostante un certo grado di opinabilità in alcune scelte dei tracciatori (leggi discussioni post-gara su "il punto andava messo più a destra" oppure "non era una Z", etc.), ha oggettivamente un suo fascino.
Il fatto di non dover correre da un punto all'altro, il dover osservare con attenzione molti particolari (di solito non basta guardare dal punto di osservazione per capire la risposta), il fatto che esista anche l'opzione "la risposta esatta è nessuna risposta", mi intrigano alquanto.
Rispetto ai nostri campioni, sicuramente mi mancano molte nozioni (ammetto di non aver mai letto il RTF) e questo ogni tanto mi mette in difficoltà (se dicono avvallamento, intendono alla base o in cima?), e ogni tanto mi manca la pazienza di stare lì a osservare tutti gli elementi, ma il tempo di gara vola e mi diverto sempre.
Sabato, quindi, sono partito con grande voglia di ben figurare.
E mi sono incartato subito.
Delle prime sette lanterne non ho capito niente. E infatti ne ho sbagliate quattro: due per mancanza di coraggio nel dire Z, una perchè, pur avendo la quasi certezza che ce ne sarebbe stato almeno uno, non ho proprio visto il trappolone (buca diversa da quella indicata in cartina). Poi, dall'ottava in poi, percorso netto, con anche un buon 28" sui tre punti a tempo (migliore tra quelli che non li hanno sbagliati).
Alla fine ottavo posto in classifica, con mio sommo giubilo.
Al pomeriggio, gara sprint in Asiago. Questa volta non era possibile iscriversi in Elite (direi anche giustamente) e quindi il sorteggio tra MA e M35 ha prodotto la prima.
La gara è stata veloce e ho commesso un paio di errori, di cui uno grave. Alla fine un tempo discreto, ma soprattutto lo scalpo di tutti gli avversari che spravo di battere (anche grazie a una PE altrui).
E così si arriva alla gara Long di domenica, sulla carta Kubelek-Lekle.
Ancora una volta parto piano e molto attento alla carta. Alla 2 ho già preso uno che partiva prima di me, e alla 3 un trentino che mi chiede dove è la 4. La prima tratta lunga mi uccide, ma non perdo mai il punto sulla carta.
Alla 5 arrivo con un treno di gente che corre molto e che mi ha superato con un'altra scelta di percorso. Il treno si lancia verso la 6 a una velocità per me insostenibile, e grande è la mia sorpresa quando me lo vedo correre incontro mentre esco dalla 7 (il trentino di prima si lamenta con me di tutta la strada inutile).
La seconda tratta lunga è ancora peggio della prima e qualche imprecisione ce la metto, ma comunque il tempo è dignitoso.
E' sulla 9 che commetto il primo vero grosso errore di questi quattro giorni. Un po' deconcentrato per l'avvicinarsi dell'arrivo, un po' per la stanchezza, decido di cambiare approccio a metà strada, passando dall'andare ad azimut (cosa fatta praticamente sempre in queste gare) allo seguire le curve di livello.
L'avvallamento di attacco sembrava molto evidente, ma io non mi sono adeguato alla nuova strategia e mi sono trovato su un muretto che non ho saputo localizzare in carta.
Ora che ho fatto il punto se ne sono andati otto minuti.
L'unica soddisfazione è che parte del treno di prima è arrivato alla 9 dopo di me.
Gli ultimi punti erano semplici, anche se sono riuscito a perdere trenta secondi per trovare la 200.
Alla fine una 33ma posizione che si colloca ben al di sopra della media dei risultati di questo 2008 e una piccola conferma del fatto che, in fondo, dal punto di vista tecnico riesco ancora a cavarmela discretamente. Se solomi allenassi...

lunedì, agosto 25, 2008

Agricola

Con l'avvicinarsi della fine dell'estate, si pensa a riprendere lentamente l'attivita ludica e quindi si provano nuovi giochi.
Questo week-end è toccato a Agricola, da tempo nel mirino, ma impossibile da giocare in assenza di una versione in lingua comprensibile (leggasi non-tedesca), finalmente giunta da oltre-oceano.
Si tratta di un gioco che si iscrive al filone di Puerto Rico, Caylus e Leonardo, in cui le risorse e le azioni disponibili ai giocatori sono limitate (se in un turno il giocatore A fa una certa cosa, non la può più fare il giocatore B).
Lo scopo del gioco è sviluppare la propria fattoria in termini di coltivazioni, pascoli, membri della famiglia e animali. Per fare ciò occorre procurarsi le risorse, arare i campi, costruire i recinti e le stalle, senza dimenticarsi di mantenere abbastanza cibo per sostenere i familiari.
Il gioco ha un'unica componente di caso, costituita dalle carte Occupazione e Minor Improvement che vengono distribuite all'inizio a ciascun giocatore. La loro distribuzione (tranne in un caso) mi è sembrata abbastanza equilibrata, anche se può influenzare notevolmente la strategia da adottare (la terza partita non sono proprio riuscito a capire come utilizzare quelle che mi erano capitate).
In definitiva, un gioco molto bello e complesso, da giocare secondo strategie ogni volta differenti in cui a volte il fattore C può essere un po' troppo determinante.
Voto: 8 (da rivedere l'impatto delle carte e da provare in più di due giocatori).

EDIT: la partita di ieri (25/08/2008) ha confermato il fatto che le carte a volte contano davvero troppo. Roby aveva carte che le davano bonus di risorse in continuazione mentre metà delle mie carte erano inutili, vista l'altra metà. Io credo di aver tratto il massimo dalle mie carte (non sono a riuscito a giocarne una, ma non so se effettivamente ci ho perso qualcosa), Roby ha commesso un errore a fine partita da almeno cinque punti e ciò nonostante ha vinto (di poco, ma comunque vinto). La partita è stata comunque divertente (sono riuscito a non arrabbiarmi troppo alla sua ammissione "Stasera ho proprio preso delle belle carte" e quindi a restare concentrato). Resta ancora da provare la partita a più di due giocatori.

venerdì, agosto 01, 2008

O-talking

Una delle cose che spesso fa arrabbiare un orientista è quella di sentir definire il nostro sport "Una specie di caccia al tesoro". Il motivo non è chiarissimo (sempre alla ricerca di qualcosa si va), ma neppure io riesco a rimanere indifferente.
Così, per evitare spiacevoli malintesi, ho preso l'abitudine, con chi non conosco bene, di non parlare di Orienteering, ma di "Gara di corsa nel bosco, con bussola e cartina".
Qualche volta (per fortuna, sempre più spesso nell'ultimo periodo), è la persona con cui parlo che mi dice "Ah, sì! L'Orienteering!" (magari in forme un po' spurie come Orièntèring o Orentiriing) e via con i suoi ricordi del militare o degli scout.
Ieri sera è stata una di quelle volte.
Un collega che conosco appena e che ho incontrato in pullman. Chiacchierando delle ferie future (sue) e passate (mie) è venuto fuori che la figlia sta scoprendo questo sport (ho anche un vago sospetto su chi sia la prof che glielo ha introdotto) e che le piace molto.
Il parlare di Orienteering con un non-Orientista senza che lui ti guardi come se tu fossi un matto (non che gli orientisti non lo siano, ma non è bello che ce lo facciano notare) è una cosa piacevole.
Nel caso in questione, poi, le domande erano precise, interessate (materiale necessario, relativi costi, luoghi dove praticare), ma anche uno scarso come me è riesciuto a dare risposte da Campione del mondo.
Tanto per far capire quanto la discussione mi ha preso, ho preferito finire il discorso che andare alla Borsa del Fumetto (e non so se riesco a passarci per più di una settimana...).

La speranza, dopo una chiacchierata come questa, è che finalmente il nostro sport riesca a farsi conoscere un po' di più. Non troppo, però.
Quel tanto che basta per far capire che "La caccia al tesoro" è un'altra cosa.

giovedì, luglio 31, 2008

Posta-ccio

Qualche tempo fa, visto il curatore, mi sono abbonato a questa uscita a fascicoli.
Questo mi ha portato (purtroppo, visti gli esiti) ad incrementare i contatti con le Poste Italiane.
Qualche settimana fa, trovo in casella la notifica di "Mancata Consegna". Ciò vuol dire che mi devo recare, a partire dal terzo giorno lavorativo successivo, al tale ufficio (che ovviamente NON è il più vicino a casa) per il ritiro del pacco.
In settimana non riesco e ci vado di sabato, ben oltre il terzo giorno lavorativo.
Il giovane al banco, tronfio nei suoi tatuaggi: "Il pacco non è ancora arrivato."
"Scusi, ma l'avviso è di almeno sabato scorso."
"Non so che dirle. Se vuole, in caso arrivi oggi, le posso telefonare."
Sorpreso: "Perchè, siete aperti anche oggi pomeriggio?" (Erano le 11).
"No, chiudiamo a mezzogiorno".
"(1, 2, 3, 4, 5) ... La ringrazio, ripasserò"

Settimana scorsa ero in Slovenia (leggetevi SteGal e Rusky per il perchè).
Oggi mi reco a ritirare il pacco.
Una gentile signora, appena vede il modulo, mi fa "Ma come!?!, Perchè non è venuto prima?"
"Scusi? Io sono venuto due sabati fa e mi hanno detto che non era ancora arrivato."
Con tono dispiaciuto: "Guardi che l'abbiamo spedito"
"Come?"
"Doveva venire prima, comunque vediamo".
Prende il modulo e va nel retro. Torna con in mano un faldone, invece del mio pacco.
Lo apre e vedo una serie di distinte di invio, ordinate per data.
"Quand'è che l'abbiamo inviato?"
"Non capisco. Ma inviato a chi?"
"Ai tizi"
"Intende il mittente?"
"Ecco, sì"
E inizia a guardare tutte le distinte, una per una, alla ricerca del mio indirizzo o del mio nome (anche se a me è venuto il dubbio che le distinte contenessero il nome del mittente).
"Guardi signora, se mi dice che l'avete rispedito, le credo. Ma mi scusi, dopo quanti giorni li rimandate indietro?"
"Sette giorni. Non glielo avevano detto?"
A me i conti non tornano molto, ma comunque sorvolo.
"No."
"Però se vuole, faccio un ultimo controllo a terminale".
"La ringrazio". (Farlo prima di guardare tutte le distinte, no?)
La osservo, aprire l'applicazione web con la stessa abilità che avrebbe mia madre (intendo sulla stessa applicazione) e iniziare a scorrere l'elenco dei nomi, ignara della più banalissima funzione "Modifica-->Trova" presente su qualunque browser (era una banalissima pagina HTML).
A un certo punto, sbaglia anche a schiacciare la barra di scorrimento e si trova a fine pagina. Per cui ricomincia in senso inverso.
"Guardi, signora, se mi dice che l'avete rispedito al mittente, direi che non c'è niente da fare."
"Vede, qui non c'è"
"Sì, signora, ho capito. L'altra volta il suo collega mi aveva mostrato che invece c'era."
"Ah, beh. Se l'altra volta c'era, allora l'abbiamo proprio rispedito indietro. Ma perchè non è venuto prima?"
"Signora! Ero in ferie. Avevo deciso, come modo interessante di passare le vacanze, di andare in giro a sparare alle gomme dei postini..."

mercoledì, luglio 30, 2008

Ma che bel bambino!

Il ricordo più antico che ancora sopravvive alla liquefazione neuronale che mi affligge risale a quando avevo quasi tre anni.
In vacanza, sfuggo all'attenzione dei miei e mi avvicino a un signore che, seduto comodamente su una panchina, si sta leggendo il giornale. Inizio a guardare il suo giornale e mi rendo conto che è pieno di parole che sono in grado di leggere.
Il signore, sentendo la mia voce, impiega un po' a capire che sto effettivamente leggendo il suo giornale (ipotesi considerate: un'allucinazione, qualcuno mi ha insegnato cosa dire per fare uno scherzo, un ventriloquo). Ma quando si rende conto lì vicino che ci siamo solo lui ed io, lo stupore si manifesta in maniera per me indimenticabile.
Ma la faccia che proprio non dimenticherò mai è quella che farà all'arrivo dei miei genitori, quando, alla frase "Complimenti, signore. Suo figlio, così piccolo, è già capace di leggere", si sente rispondere da mio padre, che negli anni a seguire non mancherà mai di mostrare altrettanto understatement, rispose "Cosa vuole che sia, avrà imparato così per gioco".

Giusto per calare le arie, segnalo che mi ci sono voluti altri tre anni per imparare a scrivere: una cosa è la teoria, l'altra è la pratica (si vedano a riguardo i miei risultati orientistici). Per non parlare, poi, della mia pigrizia, già allora molto evidente.

Comunque, questo evento avrà notevoli conseguenze da allora fino ai giorni nostri:

  • la mia passione per i fumetti, cominciata su Topolino e Tex, e arrivata trentasette anni dopo a qualsiasi cosa che contenga disegni e parole (da approfondire in alcuni post aggiuntivi)
  • il fatto che mio padre si sia sempre sentito giustificato ad essere molto esigente in tutto quello che ha riguardato i risultati scolastici (e anche questo si meriterà alcuni post aggiuntivi)
  • il fatto che mia nipote sia costretta a subire, da parte del nonno, continue lezioni di lettura dall'età di 18 mesi
  • alcuni siparietti divertenti con la mia professoressa d'Inglese del Liceo (un altro post)
  • la falsa illusione che qualunque cosa potesse essere ottenuta con poco sforzo (si vedano sempre i miei brillanti risultati sportivi)

I secondi quarant'anni

Di solito non penso molto al futuro remoto, ma se proprio devo immaginare come sarò quando sarò vecchio il doppio di oggi, mi piacerebbe una via di mezzo tra lui e lui.

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Now playing: Van Halen - Finish What Ya Started
via FoxyTunes

60 a 40

E' tanto che non scrivo. La mia pigrizia, la paranoia da bassi accessi, il poco tempo in ufficio, ma soprattutto l'impressione di non riuscire ad essere sufficientemente interessante e/o divertente, mi hanno tenuto lontano.
Aggiungiamo i tristissimi risultati orientistici et voilà, nulla di cui scrivere.
Qualcuno, per la verità, ha reclamato news, recensioni e commenti, ma non c'era verso.
Nella mia testa, qualche post si affacciava, ma non superava mai la commissione di censura interna.

Ieri sera, però, ho realizzato che avevo in sospeso un piccolo progettino per questo blog, a metà tra il biografico e il terapeutico. Con l'avvicinarsi dell'uscita dal club degli -enta, scrivere degli eventi divertenti, strani, folli o tristi, che in qualche modo mi hanno portato dove sono adesso.
L'ordine sarà assolutamente sparso, la frequenza casuale, il risultato scarso.

Però, già che sarò alla tastiera, riprenderò a guardare anche a postare su ciò che faccio.
Se mi avete aspettato, spero che la cosa vi faccia piacere.

giovedì, maggio 15, 2008

Iron Man - The Movie

Ormai Hollywood sta spolpando il filone fumetti, ma per fortuna la Marvel (dopo i terrificanti risultati di Ghost Rider, Daredevil, Punisher ed Elektra) ha deciso di entrare in prima persona nella gestione dei suoi personaggi e dei film da essi tratti.
Il film è molto fedele allo spirito del fumetto, soprattutto nel carattere dei personaggi.
La scelta degli attori è decisamente azzeccata, con la sola eccezione forse di Gwyneth Paltrow, non so bene perchè.
La trama racconta bene, con qualche adattamento per renderla più al passo coi tempi, le origini e lo sviluppo delle prime versioni delle armature e la relativa evoluzione di Tony Stark.
Robert Downey Jr è perfetto nell'impersonare sia il Tony Stark playboy miliardario, sia quello umano che si fa carico della sua missione.
Gli effetti speciali, grazie all'altissima qualità della ILM, sono spettacolari e rendono al massimo le evoluzioni dell'armatura.
Alcuni passaggi del film sono forse un po' troppo per fumettofili e molte strade vengono lasciate aperte per il sequel che, visto il successo al botteghino, non mancherà.
La cosa che mi ha un po' infastidito, invece, è che in alcuni passaggi il film non è fisicamente credibile, ben oltre la sospensione di credulità richiesta da questo tipo di soggetti. Su tutte l'esplosione finale del reattore, che in un mondo reale raderebbe al suolo una città e nel film non ferisce nemmeno lui che ci si trova sopra.

Tutto sommato, comunque, un film molto piacevole, che consiglio anche a chi (come me) trova il personaggio di Iron Man sopravvalutato all'interno dell'Universo Marvel (io, come saprete, nella Civil War tifavo per Capitan America).
Voto: 7.

PS. se andate a vederlo, restate fino alla fine dei titoli di coda. La mia perversione a tale proposito è nota, ma in questo caso è motivata. Sono stato l'unico in tutta la sala a vedere l'arrivo di Nick Fury.

mercoledì, maggio 14, 2008

GOK-Men

La mia passione per i fumetti mi spinge spesso a cercare paralleli tra il mondo reale e quello delle nuvole parlanti. Per questo, ogni tanto mi trovo ad associare le persone ai miei personaggi preferiti.
Un associazione che spesso mi è venuta è quella tra i membri del GOK (io, Roby, SteGal e Atty) e i Fantastici Quattro. Il numero dei componenti dei due gruppi e il loro genere tornava, ma non ero mai riuscito a quadrare i singoli componenti (a parte, ovviamente, Roby/Sue Richards).
Leggendo una delle ultime cronache di SteGal, ho capito perché.
L'associazione era sbagliata.
Il GOK non è i Fantastici Quattro, è gli X-Men!
Il classico incipit delle avventure degli X-Men è "Un gruppo di mutanti in un mondo che li teme e li odia".
Ora, se sostituiamo mutanti con orientisti e un mondo che li teme e li odia con un più semplice un mondo che si domanda perché fanno quelle stupide gare, la cosa torna.

A questo punto torna anche l'associazione tra le persone e i personaggi.

GOK-Men - Formazione originale

  • SteGal/Professor X: il fondatore del gruppo, colui da cui tutto nasce, con l'aiuto di Cerebro conosce i segreti, la posizione, le capacità e le tecniche di tutti gli altri orientisti/mutanti del pianeta;
  • Roby/Jean Grey: le capacità telepatiche, oltre ad alcuni malintesi per frasi non dette ma da lei sentite, la portano sempre a convincere gli altri membri del GOK a quasi qualunque impresa; quando Fenice prende possesso del suo corpo, diventa praticamente inarrestabile;
  • Atty/Bestia: una brillante intelligenza, un corpo che risponde con agilità e velocità (specie quando si alza da tavola), in costante rivalità con le capacità del professore;
  • PLab/Uomo Ghiaccio: la quantità di ghiaccio utilizzata in questi anni di attività per lenire gli infortuni giustifica da sola l'associazione.
GOK-Men - Nuova formazione
  • Rusky/Wolverine: l'uomo dei boschi, il migliore (tra di noi di sicuro) che c'è in quello che fa;
  • Mary/Tempesta: tranquilla, pacata, ma se c'è da andare, va come il vento
GOK-Men - Next Generation
  • Bellini/Banshee: l'unico motivo per cui il Bellini parla poco è per lo scarso controllo sui suoi poteri sonici; l'ultima volta che, a tradimento, fu costretto a dare una risposta, i vetri di tutto l'isolato sono stati frantumati dall'onda sonora emessa;
  • Adele/Jubilee: la ragazzina del gruppo, sempre sorridente, sempre fiduciosa (e si sa che con me questo ha delle controindicazioni...)
Visto che di orientisti e di X-Men ce ne sono centinaia, potrei andare avanti ancora per mesi, e chissà che non torni sull'argomento.

lunedì, maggio 12, 2008

Segni di inequivocabile intelligenza superiore

(Scusate il lungo silenzio, ma la vita reale ha reclamato la sua priorità)

Ieri, durante un allegro giretto gelato più shopping (librario per me, modaiolo per Roby) ho avuto l'onore di assistere alle seguenti scene.
Che dite, siamo messi bene?

Di che colore è il buio mentale ?
Due ragazzine sui tredici anni si rivolgono all'amica dall'altra parte del giardinetto.
"Oh, ma senti! Come si chiama quel tipo di rosso scuro ?"
Io guardo Roby e penso Magenta, ma non facciamo in tempo a farci i fatti altrui, che la frase continua.
"Beige?"
"Ma no! E' Bordò" (lo scrivo così, perchè il tono era da Bordò, non da Bordeaux)

Farsi riconoscere
In fila alla cassa di Zara, la tizia davanti a noi paga con Carta di Credito. La cassiera chiede quindi un documento di identità.
La tizia estrae il tesserino sanitario regionale.
La cassiera fa notare che non è un documento di riconoscimento.
"Mi scusi, ma nel chip della tessera sono presenti tutti i miei dati."
"Sì, ma manca la foto."
La tizia allora inizia a estrarre dal portafoglio la tessera Fidaty, il libretto della macchina, la cartaPiù e altre quindici tessere di negozi, tutti rigorosamente senza foto.
La cassiera mantiene una calma invidiabile (tenuto conto che lavora di domenica...).
La tizia dice che non ha altri documenti di riconoscimento.
La cassiera si prepara allo storno dello scontrino (per la gioia di tutti quelli in fila...), quando, improvvisamente, l'illuminazione.
Se ho il libretto della macchina, avrò anche la patente (io erano cinque minuti che mi stavo ponendo il dubbio...).
E infatti, eccola lì.

mercoledì, aprile 02, 2008

Pesca d'Aprile

Tendenzialmente non sopporto il giorno dei Pesci d'Aprile.
Sembra un po' in contraddizione con la mia scarsa serietà e la tendenza a farli, ma il fatto che esista un giorno istituzionalizzato dove si fa a gara a spararla più grossa non mi piace.
Per carità, gli scherzi sono anche carini (a un paio ho abboccato anch'io e mi sono divertito a fare la figura del pesce), ma la cosa non cambia la mia idea.
Poi, ci sono anche quelli che in realtà speri che scherzi non siano, che magari qualcuno butta lì "Per vedere di nascosto l'effetto che fa...".

giovedì, marzo 27, 2008

Riabituarsi ai ritmi usuali

Non ho ancora recuperato i ritmi di prima di partire per Bratislava.
Complici la Pasqua e le poche attività in ufficio, mi sembra di essere ancora sfasato.
La prima conseguenza è che, come a Bratislava, tiro le ore piccole a smanettare sul PC. Cosa che, essendo il PC nuovo e quindi da sverginare e configurare, dà delle notevoli soddisfazioni.
Peccato che, lavorandoci su dalle 23 alle 2, svegliarsi la mattina diventi un calvario.
E se invece di dieci minuti a piedi, ce ne vogliono cinquanta di mezzi pubblici, è impossibile arrivare in ufficio ad un orario umano. (Domani causa incontro con i cinesi la cosa non sarà tollerata).

Ho iniziato la ricerca di eventi cine-musico-teatrali e spero a breve di avere un calendario di tutto rispetto. Suggerimenti e proposte sono benvenuti.
Dopo il battesimo del ghiaccio per la stagione orientistica, aprile sarà di medio riposo in vista degli appuntamenti trentini di maggio-giugno. Ovviamente, di allenarsi non se ne parla.

Con mio sommo piacere, la pila di letture si sta riducendo. Se è vero che a Bratislava il tempo a disposizione per il task era notevole, le limitazioni di peso per il bagaglio erano tali da non consentirmi il trasporto di tutto quello che volevo leggere.
Per dare nuova linfa a tale pila, appuntamento per sabato a Cartoomics, dove tra fumetti e giochi spero di non perdere troppo la cognizione del tempo (e del portafogli).

A maggio, poi, ci sarà finalmente l'operazione per il mio lipoma alla guancia.
Le notizie positive sono due. E' effettivamente solo grasso (non ci sono fibromi o similia) e lo asporteranno passando da dentro la bocca, evitandomi cicatrici che deturperebbero la mia proverbiale bellezza (quella che fa dire a Brad Pitt, "Pierlabi, chi?").
Quella negativa è che l'intervento, contrariamente a quanto pensavo, sarà in anestesia totale e quindi richiederà il ricovero per almeno un paio di giorni.

La cosa alla quale mi sono riabituato subito, e con immenso piacere, è poter parlare. Con i colleghi, con gli amici, con i parenti, insomma con chiunque e ogni volta che mi va.
E' questo che mi fa veramente capire che sono rientrato.

Meglio tardi che mai

Con colpevole ritardo, commento due eventi sportivi che mi hanno dato discreto piacere (anche se uno, non come un tempo).
Il primo riguarda il Sei Nazioni di rugby.
La vittoria del Galles (con annesso Grande Slam) era stata da me predetta (nonostante il parere avverso del collega inglese a Bratislava, già giocatore professionista) e quindi ne approfitto per bullarmi un pochettino.
La vittoria dell'Italia sulla Scozia, rocambolesca, ma meritata, ha fatto da antipasto di notevole gusto, anche se si sprecano le discussioni se gli azzurri abbiano veramente evitato il cucchiaio di legno oppure no.

Il secondo evento è stata la vera sorpresa pasquale, la vittoria della Juve sull'Inter in autentico Old Lady Style. Ovvero, con gol in fuori gioco e aiuto degli arbitri (in particolare dei guardalinee).
Non so se questo basterà a togliere il tricolore ai nerazzurri, ma un po' di pressione pissicologgica, farà sicuramente bene.

martedì, marzo 25, 2008

Donne e motori

Sabato scorso, di rientro dallo shopping, vedo davanti a me una donna accucciata di fianco a un'auto, probabilmente la sua, che parla al telefono, presumibilmente con il suo partner:
"... perché qui c'è scritto G-o-o-d-i-e-a-r (prego, leggere come è scritto), con delle altre lettere."
Mi giro verso Attilio, compagno di razzia in Feltrinelli e lo sguardo è quello classico "Siamo messi bene..."
La vendetta del patrono delle vittime dei cattivi pensieri ha colpito subito. La signora si gira verso di me: "Mi scusi. Posso chiederle una cosa?"
"Prego" (con qualche difficoltà a trattenermi dal ridere)
"Come faccio a capire il modello di un pneumatico?"
"Leggendo il codice, come ha appena fatto."
(Rivolta al telefono): "Mi dicono che quello è il codice"

Sto per andarmene, quando con un gesto della mano mi fa capire che c'è dell'altro e mi mostra l'altro lato della macchina.
Indicando il pneumatico, "Secondo lei, cos'è questo?"
"Una bolla. Probabilmente ha preso contro qualcosa."
"Lo so. Ieri sera mentre parcheggiavo, contro il marciapiede." (probabilmente lo spirito dei cugini Duke l'ha posseduta durante la manovra, vista la bolla) "Ma secondo lei è pericolosa?"
"Guardi, io non ci andrei molto in giro"
Anche Attilio interviene, nel tentativo di chiudere velocemente la scena: "Ma sicuramente non in autostrada. Se le scoppia, rischia di ammazzarsi. Magari in città, visto che va piano. Al limite picchia contro un muro. (per la serie, la delicatezza...)"
"Ma davvero, dice che devo cambiarla?" (Intanto, si capiva che la persona dall'altra parte del telefono non era dell'idea di pagare un nuovo pneumatico).
"Signora, se vuole, la tenga così, ma sappia che non mi sembra un'idea intelligente."
"Grazie."
E mentre andavamo via, al telefono, "...sì, va bene, poi ci guardi tu. Ma dici che devo cambiarla?"


Conclusione: non importa da quante donne ottime guidatrici sei circondato, ne basta una così per dimostrare tutti i luoghi comuni.

I Love This Game

Prendo in prestito questo slogan, usato dalla NBA, per parlare della mia prima gara 2008 nel bosco.
Come tradizione, il lunedì di Pasquetta, per alleggerire i sensi di colpa per l'abbuffata del giorno prima, si prende e si va a una gara. L'anno scorso Piemonte, quest'anno Trentino.
E se le previsioni del tempo mi avevano preparato al freddo, la testa non era pronta alla neve.
Sveglia alle sei, tre ore di macchina (grazie agli autisti che mi hanno consentito di dormire), e arrivo sul campo di gara.
La testa non c'è, in parte perché non ho più il fisico per queste levatacce, un po' per la neve, ma soprattutto per l'immondo cappuccio bevuto lungo la strada che ha devastato il mio stomaco (Nota del Lambero Rosso: evitate l'area di servizio che si trova sulla bretella Peschiera-Affi).
Parto e già alla svedese sto per sbagliare. I sarcastici commenti di Andrea Rinaldi mi portano ad attaccare il cervello e concentrarmi nella lettura della carta.
La gara procede con qualche errore, ma (per i miei standard) niente di trascendentale. Opto sempre per scelte sicure, con buoni punti di attacco, aiutato molto dalle tracce sulla neve.
La stanchezza e il freddo, però, minano abbastanza velocemente la mia volontà, notoriamente non d'acciaio.
Peccato, perché la gara è tracciata bene e alquanto divertente. Alla 10, incontro quelli che mi partivano incontro (dai due minuti prima ai quattro minuti dopo), cosa che, considerando la mia bassissima velocità di crociera, mi consola molto dal punto di vista delle scelte tecniche.
La mia intenzione di ritirarmi alla 11 (molto vicina all'arrivo) viene messa alla prova da questo incontro, ma la rampa tra la 11 alla 12, insieme alle nuvole in arrivo, mi riporta sulla retta via.
Rientro alla macchina con i piedi congelati, ma non troppo deluso dallo sforzo.
La mia stagione orientistica sta finalmente iniziando e sarò più costante nei prossimi appuntamenti. L'importante era rompere il ghiaccio (anche se intendevo in senso metaforico...).

venerdì, marzo 14, 2008

Last day in Bratislava

Eccomi qui a riempire l’ultimo giorno della seconda (e spero ultima) trasferta slovacca con i pensieri e i ricordi di questi cinque mesi.
La cosa che mi ha più lasciato basito è la simpatia che hanno dimostrato qui.
Tanto per fare un esempio, oggi la mia responsabile ha preso il giorno libero e ieri neanche si è degnata di salutarmi. Per carità, non è un obbligo di legge, ma io, comunque, a parti inverse non mi sarei comportato così.
La seconda cosa che mi dà da pensare è che, tutto sommato, un po’ mi dispiace interrompere così. è vero che (se non ci si mette di mezzo la nomina ai seggi per le elezioni) il 10 aprile sarò di nuovo qui per il passaggio in produzione, ma comunque c’erano altre cose da fare che non verranno fatte (e comunque non da me).
E la cosa mi stupisce ancor di più quando penso che, al di là dello stare lontano dalla solita routine in ufficio, questa esperienza non ha portato alcun tipo di valore aggiunto, nè a me, nè all’azienda (spero proprio che a nessuno venga in mente di pensare a un Bratislava-ter).
Credo che molto del dispiacere sia dovuto al fatto di non aver dovuto rendere conto praticamente a nessuno di quello che facevo. Cosa che, anche se spesso ha significato non parlare con nessuno, è comunque decisamente ammaliante e provoca dipendenza. Temo proprio che l’impatto con le strette procedure da seguire in Italia sarà pesante.
Ciò nonostante sono veramente contento di rientrare, di ridare alla mia vita quei ritmi normali (seppur frenetici) che l’hanno sempre caratterizzata. Gli amici, l’orienteering, le mie letture (portarsi avanti e indietro tutti i miei fumetti è un gran peso), la famiglia (magari le nipoti smetteranno di scappare spaventate alla mia vista), insomma, le cose veramente importanti.
Infine, grazie a tutti quelli che mi hanno sopportato (e supportato) in questi mesi. So di essere stato abbastanza difficile. Spero che il mio rientro non vi faccia rimpiangere questi mesi (e nel caso, non ditemelo).

martedì, marzo 11, 2008

Bergamo Alta

Sabato scorso, gara a sequenza libera in centro storico tra le mura della città alta.
Nonostante le quindicimila cose che riempioni i miei week-end Bratislava-free, decido di partecipare e faccio subito una vittima illustre: SteGal67, viste le defaillances di Roby e Attilio è costretto ad aspettarmi e partiamo molto tardi da Milano (avendo lui partenza al minuto 1).
Parentesi 1 (per prevenire ogni possibile commento del suddetto SteGal): lo so che mi avrebbe aspettato comunque, ma se ci fossero stati anche gli altri due, probabilmente mi sarei sentito più libero di paccare all’ultimo secondo (cosa che ho comunque fatto il giorno dopo) se fossi stato in ritardo, tanto non viaggiava da solo etc. etc.
Arrivati a Bergamo, parcheggiamo in un posto che sembra comodo, ma rischiamo comunque di perderci per arrivare al ritrovo.
A causa di una serie di problemi logistici, tutto quello che avevamo era un post-it con quattro vie prese a caso dal volantino visto la sera prima. Ovviamente, data la scarsa conoscenza della città le vie (che sul volantino sembravano enormi) erano assolutamente prive di utilità.
Parentesi 2: esimio CRL, potreste gentilmente modificare la query che seleziona le notizie di interesse in modo da evitare che se la gara e’ il giorno 8 pomeriggio, si possa ancora vedere il giorno 8 mattina ?
Al centro gara, corsa a recuperare la busta di società, distribuzione cartellini, preparazione veloce e su verso la partenza (quindici minuti di salita).
In queste condizioni, la mia mente obnubilata e la mia malsana tendenza a cercare idee geniali per la sequenza libera, mi portano a sbagliare completamente il percorso.
Scelgo di affrontare subito le lanterne a Ovest, fuori dalle mura, accorgendomi troppo tardi che in realtà da quelle partiva una stradina dritta verso l’arrivo e tutta in discesa.
Mi deconcentro e rischio di finire fuori carta a un bivio (grazie Rusky per avermi riacceso la testa).
Il giro interno sarebbe anche abbastanza buono, se non fosse che non capisco assolutamente come attaccare i tre punti dentro la rocca. Tra cancelli chiusi e passaggi non chiari, alla fine faccio molta strada inutile (passo tre volte dalla 15 e due volte dalla 10).
La parte finale della gara è solo stanchezza e fatica (avendo sbagliato giro all’inizio, mi trovo a salire di nuovo per ripassare dalla partenza, prima di buttarmi giu’ verso l’arrivo).
In conclusione, una gara pessima, qualche attenuante, ma molto per colpa mia e una stanchezza infinita, che mi ha portato a paccare SteGal il giorno dopo al Parco dei Colli (gara che avrei fatto solo perchè a un quarto d’ora dall’aeroporto).

Collegamento a banda stretta

Sara’ che sul discorso “Collegamento a Internet” qui a Bratislava sono particolarmente sensibile, ma certe decisioni dell’azienda, ma soprattutto le relative comunicazioni (di sotto in corsivo), proprio non mi vanno giu’.

Carissimi colleghi,
nell'ambito delle procedure di miglioramento tecnologico delle infrastrutture e di "svecchiamento" delle medesime, si è monitorato l'uso ma soprattutto le performance, delle linee analogiche di accesso alla nostra rete.
Fantastico. Qualcuno che si pone il problema delle ore che mi tocca stare connesso solo per scaricare il titolo della e-mail.
Sto facendo riferimento al numero Verde ormai utilizzato sempre meno e solo da chi accede tramite modem a 56Kb/sec.
Ommioddio! Parla di chi si collega con il modem con lo stesso tono di chi programma in COBOL.
Ehi! Ma io programmo in COBOL!
E tra l’altro, il mio laptop aziendale non ha il collegamento Wireless, quindi (in teoria) si puo‘ collegare solo con il modem a 56K!
Quindi sta proprio parlando di me.
Inoltre 56 Kb/sec sono solo nominali (di solito, la banda è assai minore), quindi l'accesso è lento e si può lavorare solo per qualche applicazione, perdendo molto tempo.
Ed ovviamente e‘ tutta colpa mia, che sono cosi‘ retrogrado da usare il modem a 56K.
Gran parte di voi usa già tecnologie a banda larga (Fibra Ottica, Adsl, UMTS, etc.), per contro il mantenere attivo il numero verde (a prescindere dall'uso) costa all'azienda.
Ma tu guarda. Ci sono colleghi cui l’azienda paga Fastweb o Alice 100Mega per quando si devono collegare da casa e lavorare. E a me fanno delle storie per il costo del collegamento UMTS dall’estero! (Si‘, lo so che non e‘ vero che l’azienda paga il collegamento da casa, pero‘ sarebbe un’idea per un eventuale benefit...)
Con la chiusura dell'anno fiscale (31 Marzo 2008) si è deciso quindi, di chiudere il numero verde, mantenendo attiva la linea normale per eventuali emergenze.
Quindi, in pratica, l’azienda mi dice che per lavorare fuori sede (a meno che non mi venga fornita la schedina UMTS, discorso sul quale al momento vorrei stendere un pietroso velo) mi devo pagare il collegamento.
Non ho parole.

lunedì, marzo 10, 2008

Sei Nazioni 2008 – Quarta giornata

Come sempre ho visto solo gli incontri del Sabato, quindi non posso commentare Francia-Italia. Speriamo di evitare il cucchiaio di legno, cosa tutto sommato alla nostra portata.
La Scozia che ha battuto l’Inghilterra non mi ha impressionato e fondamentalmente ha vinto per demeriti degli avversari.
La partita tra Irlanda e Galles, invece mi è piaciuta di più.
Il Galles ha un modo di giocare strano, molto attendista all’inizio. E infatti, in tutte le partite di questo torneo, nel primo tempo, ha rischiato di andare sotto, se addirittura non l’ha fatto. Però non molla, non lascia andare via l’avversario e sul lungo periodo rimonta e vince.
Impressionante la superiorità di gioco contro gli irlandesi nei due periodi in cui è stato in inferiorità numerica.
A questo punto, anche se non sono certo che uscirà imbattuto da Parigi, direi che il Galles non dovrebbe più rischiare di perdere il trofeo.

Un’idea chiara del futuro

Dopo solo due settimane dalla richiesta di prolungamento fino al 30 giugno, eccoci giunti al “Piero, non sappiamo cosa farti fare, forse è meglio se da lunedì resti a Milano.”
Alla domanda “Come mai?”, la scena sembra degna di Jake Blues nelle fogne sotto la minaccia armata: “Le specifiche non sono pronte. Le persone del business non decidono. La persona che deve scrivere il documento da oggi è assente per cinque settimane (!). Non è stata colpa mia!!”. (State tranquilli, niente bacio e niente abbandono nel fango, per il momento).
La cosa non è ancora certa (ne stanno discutendo proprio adesso in una riunione) e quindi non mi faccio troppe illusioni (a dir la verità, non so neanche bene cosa augurarmi…), ma la domanda sorge spontanea: “Ma due anni fa, con gente così, come siamo riusciti a fare una figura tanto misera ?”

giovedì, marzo 06, 2008

Quando lanciavo i dadi da 10

Apprendo dal Corriere che è morto Gary Gigax, uno dei due creatori di “Dungeons&Dragons”, il più famoso gioco di ruolo di tutti i tempi.
La scatola base entrò in casa mia un Natale all’università, regalo (interessato?) di un compagno di studi e ne fui subito affascinato, colpito dall’esistenza di un gioco che essenzialmente sta tutto nella tua testa e dalla scoperta dei dadi a n facce.
Ho sempre fatto il master, secondo Attilio in maniera troppo buona (avrebbe dovuto vedere quello con cui giocava mio cugino…). L’unica volta che ho tenuto un personaggio sono stato assolutamente ingestibile: una sacerdotessa di un culto che accettava e promuoveva la ricerca del piacere fisico, per cui, ogni volta che c’era da ottenere qualcosa (un oggetto, un’arma, un’informazione) facevo il puttanone (e via lunghe discussioni sulle modifiche ai dati dovute alle mie mirabolanti capacità amatorie in grado di sciogliere la resistenza di ogni uomo, donna o semi-umano).
Ormai è tanto che non gioco più, vista la difficoltà di riuscire a garantire un appuntamento regolare con un numero adeguato di persone (in questo, i boardgame sono molto più gestibili, visto che i partecipanti possono variare di volta in volta), ma non posso dimenticare alcune scene assolutamente demenziali.

La prima è stata su un treno. Io e i miei compagni di avventura rientravamo da un week-end al mare. Eravamo in quattro e ci eravamo accomodati in uno scompartimento dove avevamo trovato una coppia di signori.
“Buongiorno”.
“Buongiorno”.
Il treno riparte dalla stazione e Lele, così di punto in bianco, inizia a parlarmi.
“Sai, Piero, ho scoperto a cosa servono le fiaschette di olio sacro. Le lanci addosso ai non-morti e dai loro fuoco.”
Ho sentito una ventata di gelo provenire dai due signori, oggettivamente molto spaventati. Sono scesi tre fermate dopo, ma non hanno proferito verbo e non hanno mai avuto il coraggio di guardare nella nostra direzione. E, tutto sommato, li posso anche capire.

La seconda, durante una serata. Il gruppo di personaggi era stato assalito da un’orda di arpie e combatteva disperatamente. Il nano di D. era morto (una costante di quel periodo) e neanche gli altri erano messi benissimo. A. era riuscito a uccidere il suo avversario e giunto il suo nuovo turno di agire uscì con un perentorio “E ora mi attacco all’uccello di B.!” (per la cronaca, questa frase venne battuta solo sei anni dopo, durante una partita di Catan, dall’uscita “Prendete me! Prendete me! Sono una donna di sole pecore!”).

Ne avrei altre da raccontare, ma sono più legate al contesto in cui avvenivano e perderebbero molto della loro comicità.

Spesso mi torna la voglia di iniziare una nuova avventura, con un piccolo gruppo di amici e un’ambientazione di mia invenzione. Ma, un po’ tutte le nuove regole da imparare, un po’ la mancanza di tempo, un po’ la pigrizia, non lo faccio mai.
Magari, quando saranno più grandi, potrei costringere le nipoti…

Abissi Cinematografici

Non mi ricordo se l’ho gia scritto, ma quando sono giù di morale posso finire a guardare di proposito dei film veramente assurdi (se invece la situazione è disperata, vado sul sicuro e mi rifugio in Frankenstein Junior, Animal House e Harry, ti presento Sally).
E’ il caso degli ultimi due film che ho visto, il primo al cinema, il secondo in DVD.

Ho scelto di vedere The Nanny’s Diaries (non so il titolo italiano) perchè con Scarlett Johannson e perchè doveva essere una allegra commediola. In realtà, il film è più una critica ad un certo tipo di famiglia, classico di New York. La storia non convince, alcuni personaggi sono un po’ troppo esagerati e i passaggi chiave del film sono soltanto abbozzati. Non si ride, non si piange e, tutto sommato, il contesto e’ talmente lontano da noi, che nemmeno ti viene da pensare un gran che. Voto: 6-.
Una critica va fatta al trailer, che avevo visto sia in Italia, sia in occasione di precedenti film qui a Bratislava. D’accordo sottolineare gli aspetti che più possono attrarre gli spetattori, ma oggettivamente non c’entra molto con il film.

La mia passione adolescenziale per Meg Ryan e il fatto che il DVD fosse in offerta, mi hanno portato a sorbirmi In the land of women, che per i soliti misteri commerciali è diventato in Italia Quel Bacio che aspettavo. In questo film, i trailer sono ancora più menzogneri che nel caso precedente; ti fanno pensare che succederanno delle cose che nel film neanche vengono pensate; le scene che vengono presentate, nel film appiaono in contesti del tutto diversi. In pratica una truffa.
Ma è passando al film vero e proprio, che la nota si fa dolente. La storia è abbastanza campata per aria, scritta soprattutto per dare spazio al protagonista, star della TV. Meg Ryan non sembra molto convinta del ruolo, ma soprattutto si è rifatta le labbra. L’unica che si salva è Olimpia Dukakis, nel ruolo della nonna matta (o quasi). Ah, e il famoso bacio, praticamente non c’entra niente.
Voto 5-.

A margine del film, brucia molto vedere la differenza tra come sta invecchiando Meg Ryan, incastrata in film e ruoli oggettivamente di basso livello, e come lo sta facendo l’altra mia preferita Michelle Pfeiffer. Non che Stardust fosse un capolavoro, ma comunque, tra i due film non c’è proprio paragone.

Notizie ProTette

Oggi ben tre notizie sull’homepage di Repubblica hanno a che fare con il lato A delle donne.
Si va dalla modella giapponese che è stata assolta grazie alla sua misura di reggiseno, alle nuove linee di reggiseni in fibra di legno, fino alla presentazione dell’ultima linea di Victoria’s Secret.
Sarà la primavera che avanza…

lunedì, marzo 03, 2008

La Fornasetta

Un grosso grazie alle fanciulle che hanno organizzato la serata al ristorante in Via Breda.
La cosa buffa e' che dopo esserci passato davanti praticamente tutti i giorni per piu' di quindici anni, e' stata la prima volta che ci sono andato a mangiare (per Roby e' peggio, perche' e' tutta la vita che abita a meno di 500 metri e non c'era mai andata neppure lei).
Il posto e' carino all'interno, mentre l'essere affacciato su Via Breda e i binari della stazione di Greco-Pirelli rendono l'accesso e l'uscita (specie se si ha ecceduto col vino) un po' pericolosa.
La cucina, comunque, e' di pregevole fattura. Non e' possibile scegliere dal menu, ma la varieta' e la quantita' delle portate non deludono nessuno.
Io ho saltato solo i nervetti e la pasta e fagioli (piatti a me indigesti) e mi e' mancata la voglia di stare a piluccare gli ossicini delle rane fritte (che comunque avevano un aspetto veramente bello).
La cucina e' semplice, ma decisamente buona (solo gli gnocchi con la besciamella non mi hanno entusiasmato). Le porzioni adeguatamente abbondanti (io ho cercato di moderarmi per riuscire ad assaggiare tutto, ma su alcuni piatti non ho resistito). Bevande a copertura di ogni sete.
Ad allietare la serata, il prestigiatore, che girava tra i tavoli, ma che contemporaneamente riusciva a non essere invadente.
Costo finale: 30 euri, che per lo stato in cui sono uscito mi sembrano decisamente equi.

Milano nei Parchi 2008 - Parco delle Cave

Gran pienone, sabato mattina, al Parco delle Cave per la seconda tappa della Milano nei Parchi 2008.
Diverse scuole, molti curiosi e il solito zoccolo duro di fedeli orientisti hanno riempito l'intera mattinata di noi organizzatori.
La giornata tiepida ha consentito a tutti di godersi i divertenti percorsi studiati da SteGal. Alcuni hanno addirittura fatto piu' di un giro!
Per gli agonisti, poi, c'era il trappolone. A un primo giro score, seguiva un secondo giro memory, ovvero ripetere il primo giro, ma senza cartina. Ammetto con tutta la sincerita' possibile che io non sarei stato in grado di effettuarlo, senza ricorrere al buon vecchio metodo "a rastrello", passando cioe' tutto il parco alla ricerca di lanterne, nella speranza fossero le mie.
Molti invece i bravi atleti che sono riusciti addirittura a migliore il tempo del primo giro.
Il prossimo appuntamento, al Monte Stella, dove ci sara' la attesissima gara di Mobile-O (oltre ad altre sorprese che SteGal sta preparando).

The Butterfly Effect

Ovvero, come un piccolo evento possa scatenare un'immane perturbazione.
Venerdi', mentre ero sul punto di prendere l'aereo per tornare a Milano, ho ricevuto una telefonata inaspettata; ero fortemente convinto che la decisione che tale telefonata comunicava non sarebbe arrivata prima di un mese.
Invece, mi avevano stupito.
I testimoni che mi hanno incontrato, una volta atterrato, possono confermare la mia affermazione, classica in casi come questi, "Verra' a piovere...".
Quando la Milano nei Parchi di sabato mattina e' stata baciata dal bel tempo e domenica siamo addirittura arrivati ai venti gradi, ho pensato di essere stato inutilmente cattivo.
Purtroppo no.

martedì, febbraio 26, 2008

Migrazione

Nel week-end il sito per le prenotazioni di Ryanair e' migrato a una nuova versione.
Adesso, quindi, non funziona piu'. Niente prenotazioni, niente check-in online, niente di niente.
Un comunicato dice:"The new Ryanair.com website is now up and running. However, due to phenomenal demand some customers are experiencing some delays during the booking process. We are working to resolve these issues as quickly as possible and ask that customers bear with us during this time."
Io che lavoro nel settore so benissimo che in realta' vuol dire: "Scusate tanto. Il nuovo sito non e' stato testato abbastanza per quanto riguarda i tempi di risposta. Pertanto, appena due utenti si collegano contemporaneamente non funziona piu'. Abbiate pazienza mentre i consulenti che hanno fatto il casino cercano di capire che cazzata hanno fatto. Se tutto va bene, la situazione tornera' alla normalita' in una settimana."
Visto che l'ultimo biglietto in mano mia e' un Bratislava-Orio e non il contrario sono tranquillo, pero' mi disturba un po' pagare la tassa per il check-in in aeroporto, solo perche' loro non mi permettono di fare quello elettronico.

PS. spero che il mio progetto di migrazione vada un po' meglio...

Adesso inizio a preoccuparmi davvero

Questi qua hanno chiesto la mia estensione fino al 30 giugno!
Adesso vado a ubriacarmi, poi ci penso su...

lunedì, febbraio 25, 2008

Partenze Multiple

Domenica molto complessa, almeno fino al primo pomeriggio.
Si correvano la seconda prova del Trofeo Lombardia e il Campionato regionale Sprint, entrambi al Parco Lambro, entrambi organizzati da noi.
Io, ai tempi, avevo dato una disponibilita' a dare una mano in partenza, fino all'ora in cui mi sarei recato alla Gobba a prendere il Pullman per Orio.
Il mio piano si e' subito scontrato con tre piccoli problemi: 1.) la mano in partenza e' diventata "Responsabile della Partenza", 2.) il sito di Ryanair era in aggiornamento e quindi non si poteva fare il check-in online (ovvero, coda all'aeroporto), 3.) la fermata della Gobba e' stata soppressa a partire da martedi' scorso.
In pratica, impossibilita' a coprire la partenza per la seconda manche.
Andare via a meta' del compito mi lascia sempre un po' indispettito, soprattutto lasciando SteGal in mezzo al guado. Ma d'altra parte, che potevo fare?
Oggettivamente, questa volta la macchina organizzativa UL (io, in primis) ha mancato qualche colpo. Peccato, perche' l'impegno c'e' sicuramente stato.
Ma dalla prossima gara, sono sicuro che torneremo a essere i migliori.

Sei Nazioni 2008 - Terza giornata

Con qualche disattenzione ogni tanto, son riuscito a vedere tutte le tre partite.
In Galles-Italia si scontravano il mio tifo per gli azzurri e il desiderio di mantenere valido il mio pronostico iniziale, che vede i Rossi vincitori di questa edizione. All'Italia e' mancato proprio poco per chiudere in vantaggio il primo tempo, ma nel secondo e' stato un tracollo che non ho avuto la forza di vedere fino in fondo.
Peccato, perche' a questo punto il cucchiaio di legno e' rischiosamente vicino.
Irlanda-Scozia era per me lo scontro tra le due grosse delusioni di questa edizione. L'Irlanda ne e' uscita vincitrice e, visti gli altri risultati, di nuovo in corsa (anche se con poche possibilita', visto il gioco). La Scozia, oltre al cuore e al piede di Patterson, ha veramente poco. L'unica speranza che abbiamo di evitare il cucchiaio di legno e' legata a questo fatto.
La sera, il match clou, la rivincita della Coppa del Mondo, anche se le squadre sono molto cambiate. Francia e Inghilterra hanno veramente giocato un bell'incontro, combattuto, intenso e in bilico fino a pochi minuti dalla fine.
Come sempre, Wilkinson ha fatto la sua figura e spostato gli equilibri a favore dei vice-campioni del mondo. Ma la Francia non ha assolutamente demeritato.
A questo punto, il Galles ha davanti due sfide decisive, con Irlanda e Francia, entrambe indietro di una sola sconfitta. Ma anche l'Inghilterra puo' ancora vincere il torneo.
Direi che ci sara' da divertirsi...

Casa, D.M. - 2a Puntata

Venerdi', risonanza magnetica con mezzo di contrasto.
E ancora una volta, l'impressione di trovarmi in un telefilm c'e' stata.
E' durata cinque minuti, tra il grembiulino da malato e l'ingresso nella stanza della RMN.
Intorno, piccole scene di tutt'altro tipo.
Cominciando dalla notizia, data alle 7.30, che l'esame era spostato avanti, a mezzogiorno. "E mi raccomando a digiuno da almeno sei ore!" (Se me lo diceva ieri, facevo colazione all'alba...)
Proseguendo con la sala d'attesa, dove, per mancanza di sedie, potevo scegliere tra una carrozzella ante guerra o i gradini vicino alla porta del cortile (che si apriva ogni trenta secondi). Sarei anche stato in piedi, ma il digiuno di cui sopra...
Il modulo per il consenso informato sull'esame e' tranquillizzante: "Il liquido di contrasto puo' causare effetti collaterali, quali eritemi, conati di vomito, fino a problemi cardiovascolari e cardiaci. Ma non si preoccupi." Certo, come no. "La struttura e' dotata di unita' di pronto intervento." Beh, adesso sono proprio piu' tranquillo...
Quando entro per l'esame, il medico mi fa "Ma lei non ha vene sul braccio!".
Chi mi conosce un minimo sa che questa affermazione e' quanto meno opinabile. "Guardi, dottore. La settimana scorsa, il prelievo del sangue sullo stesso braccio e' durato quaranta secondi, compreso lo slacciarsi la manica della camicia."
Comunque, il medico decide di attaccarsi alla mano, ma siccome non e' ancora contento della vena, ci tira sopra delle botte per farla gonfiare. Una autentica gioia.
L'esame poi e' abbastanza noioso, se non fosse per il rumore assordante che fa la macchina in cui sei infilato.
Tranne quando il liquido di contrasto viene iniettato. Li' sento subito (in tempo zero) tutti gli effetti collaterali, bruciore alla mano, conati di vomito, oppressione al costato.
Decido che sono tutte mie paranoie da consenso informato e quindi resisto alla tentazione di schiacciare il pulsante di emergenza (li' si' che sarei stato da vero caso di House!).
Esco dopo un'ora con nausea, fame, mal di testa e la mano completamente intorpidita.
Mi sembra che sia andata bene.
Vedremo i risultati...

Ratatouille

Grazie all'uscita su DVD, sono finalmente riuscito a vedere questo film.
Mi e' piaciuto, anche se non al livello dei classici Nemo, Incredibili, Monsters&Co e Cars.
La storia e' molto semplice, ma probabilmente non adatta ai bimbi, che ancora poco capiscono di quel mondo di gusti e rivalita' che l'alta cucina.
Tecnicamente, ormai, ci sono poche sorprese e il livello delle animazioni e' superbo.
Divertente il corto presente nel DVD, "Anche gli alieni possono sbagliare".
Voto: 7.

giovedì, febbraio 21, 2008

Notizie fresche

Vedere come la carta stampata tratta i fumetti fa sempre riflettere.
Sul corriere di oggi, parlavano della futura serie americana di Hulk.
L'articolo e' abbastanza interessante e anche discretamente preciso.
C'e' solo un piccolo errorino. Questa fantomatica nuova serie, che stupira' prossimamente gli americani, e' gia' in corso. Io ho letto il primo numero da piu' di un mese.
Ma la domanda e', come li pensano, certi articoli? Recuperano vecchie rassegne stampa e dato che hanno un buco a pagina 37, ci scrivono su?
Comunque, per un giudizio sulla nuova serie di Hulk ci si rivede tra un po' (qui, mica sul corriere...)

Ricercato per errore

E' da ieri sera che il telefono e' bollente.
Telefonate e messaggi continui.
Roby, mia madre, il mio capo.
Il bello e' che nessuno aveva niente da dirmi!
Infatti, Roby ha messo giu' dopo uno squillo e il telefono e' subito diventato non raggiungibile.
Il mio capo si e' seduto sul telefono e non sa come sia venuto fuori il mio numero.
Il messaggio di mia madre era vuoto (opera, come sempre, di mia nipote Giorgia).
Per fortuna che qui in ufficio in questi giorni, causa i problemi di test, sono costretti a parlarmi in molti. Altrimenti la mia autostima andrebbe veramente sotto i tacchi...

lunedì, febbraio 18, 2008

Week-end trafelato

Ormai i week-end a Milano stanno diventando una specie di prova contro il tempo, cioe' come inserire il maggior numero possibile di cose da fare all'interno delle quarantadue ore che vanno dall'arrivo a casa il venerdi' sera a quando prendo il pullman la domenica pomeriggio.
Questo week-end e' andata cosi':

  • sabato mattina, breve capatina alla Milano nei Parchi, visto che dopo anni di inviti e relativi pacchi, il buon Cassano ha deciso di venire; fortunatamente gli altri non avevano bisogno di me, per cui dopo poco piu' di un'ora ho levato le tende (non prima di aver organizzato la giocata serale);
  • capatina in Buenos Aires, per comprare il regalo per il compleanno della nipote, prioritario sulla solita visita alla Borsa del Fumetto; il regalo (un peluche) e' stato preso alla Feltrinelli, cosa che mi ha evitato di andare al Saturn alla ricerca degli ultimi DVD;
  • pranzo veloce dai miei, per recuperare tutta la documentazione medica che mi servira' venerdi' per la risonanza;
  • pomeriggio dedicato alla lavatrice e ad alcuni lavori sui PC (non solo miei), oltre a dare una mano alla Roby per la serata;
  • serata di gioco con Davide e Paola (con Attilio come spettatore non giocante, ma mangiante);
  • domenica mattina, bagagli, visita alla nipote compleannante (la festa del pomeriggio era per me impossibile), la nipote ha apprezzato il regalo per circa quaranta secondi, poi ha ripreso ad ignorarmi;
  • pranzo con Roby e via

Per quanto riguarda la giocata di sabato sera, abbiamo spiegato agli ospiti Leonardo. Io continuo ad apprezzarlo abbastanza, ma a non capirlo per niente. La mia conclusione, suffragata dai fatti, e' che si tratti di un gioco intrinsecamente femminile, visto che in tutte le partite i primi posti sono sempre appannaggio delle fanciulle (Paola ha perso da Roby, ma ha comunque dato una legnata clamorosa a me e Davide
Saranno le lezioni di economia domestica...

Uno di questi giorni lo faccio

Ovvero rivoluziono il template del blog.
Per il momento, ho sostituito qui a destra la mia assenza di fantasia nei sondaggi con le perle di saggezza di Dilbert.
Spero apprezzerete.

giovedì, febbraio 14, 2008

Sweeney Todd

Tra i vari film a mia disposizione, ieri sera ho deciso di andare a vedere il musical di Tim Burton.
Sapevo di prendermi molti rischi: il fatto che fosse un musical, il fatto che avrei fatto ancora più fatica a capire le parole, il fatto che non sia una storia particolarmente allegra, erano tutti elementi che non mi convincevano.
Però c’era una garanzia, il regista non mi aveva mai deluso prima.
E nemmeno stavolta l’ha fatto.
Il film è fatto molto bene, con un uso dei colori molto coinvolgente. Gli attori sono decisamente in palla, con la sola eccezione (ma forse è solo una mia impressione) di Sacha Baron Cohen, che non sa se più o meno serio (e il personaggio non lo aiuta).
La storia, poi, è secca, diretta e molto splatter, soprattutto nel finale. Finale che ovviamente è scontato, data la storia e il genere di film, ma non banale.
Purtroppo,la mia paura di non comprendere bene tutte le parole era fondata e un po’ ne ho risentito (in realtà, se l’avessi risentito, probabilmente l’avrei capito),ma ciò nonostante mi è proprio piaciuto.
Nonostante tutto il sangue.
Voto: 7 (potrebbe essere 8, se non avessi fatto tanta fatica a seguirlo).

P.S.: l’unico vantaggio di andare da solo al cinema (e di non avere niente di altro da fare in questa città) è che posso tranquillamente dare libero sfogo a una mia fissazione, ovvero guardare i titoli di coda fino alla fine, in attesa di eventuali scene aggiuntive. Cosa che in Italia genera sempre uno sguardo di disapprovazione in tutte le fanciulle che, dopo essersi fatte incastrare e aver subito la vaccata da me proposta, non vedono l’ora di andarsene a casa.

San Valentino e i fumetti

Per celebrare San Valentino, quale modo migliore per la Marvel, se non fare una classifica delle sue coppie piu' famose?
Io non sono d'accordo sulle posizioni (sapete quali sono le mie preferenze), ma sicuramente la lista e' di tutto rispetto.

mercoledì, febbraio 13, 2008

Il tempo passa...

La primavera si avvicina e Sports Illustrated pubblica il suo solito speciale costumi da bagno.
Mi raccomando, le mani sopra il tavolo...

lunedì, febbraio 11, 2008

Sei Nazioni 2008 - Seconda giornata

L'incontro piu' interessante (Italia - Inghilterra) l'ho perso.
Degli altri due posso solo dire che Irlanda e Scozia sono una tristezza, che il Galles ha fatto quello che poteva per perdere l'incontro (ma non c'e' riuscito) e che la Francia non mi e' piaciuta moltissimo.
In realta' mi sto ponendo male alla visione di questa edizione. Il sabato ho sempre mille cose da fare e la domenica devo prendere il volo. Inoltre il ricordo degli ultimi mondiali e' ancora fresco.
Risultato, sono iper-critico e molto svogliato. Prendete i miei commenti con le pinze.
Magari poi mi passa...

La resistenza è inutile

"Noi siamo i VUB-Borg. Le vostre peculiarità biologiche e tecnologiche saranno assimilate."
Tutta questo po' po' di citazione per dire che il mio problema di accesso agli uffici è stato risolto (forse) non un nuovo badge, su cui compaiono contemporaneamente il logo della banca e il mio nome.
E' vero che c'è scritto "Externè spolocnosti", ma l'impressione di essere stato incatenato alla sedia un pochettino ce l'ho...

D'ora in poi chiamatemi Labutus.

giovedì, febbraio 07, 2008

National Treasure: Book of Secrets

Ieri sera cinema per combattere il cattivo umore. In queste condizioni i film adatti sono o i mattonazzi (ieri c’era Atonement, ovvero Espiazione) oppure i vaccatoni.
Dal titolo del post, avrete capito già cosa ho scelto.
Il primo National Treasure (dai noi intitolato “Il Mistero dei Templari”) era un film con poche pretese, ma che tutto sommato poteva contare su alcuni punti di discreta forza: una storia abbastanza coerente, dei personaggi abbastanza delineati, un buon ritmo, e, soprattutto, una divertente rivalità padre-figlio tra i due protagonisti.
In questo sequel, nulla di tutto ciò appare più.
La storia è abbastanza sconclusionata, i personaggi sono poco convincenti, l’azione non prende mai il ritmo, i misteri sono poco misteriosi (vengono svelati molto velocemente).
Forse il fatto di utilizzare come punto di partenza un argomento molto americano (l’assassinio di Lincoln, dove nel primo era stato il tesoro dei Templari) come punto di partenza me l’ha fatto sentire poco vicino alle mie corde. Ma è innegabile che tutto sembra fatto di corsa e giusto per sfruttare il brand.
Voto: 5,5.

Portatemi le arance

Il fatto che dopo il cambio delle serrature degli uffici non mi abbiano dato il nuovo badge sta aggiungendo un rischio notevole alla mia permanenza qui.
In pratica mi tocca piazzarmi vicino alla porta e aspettare che passi qualcuno che la apra per me.
Il problema è che, statisticamente, ad aprire la porta il più delle volte è una donna.
Prima o poi qualcuna di queste penserà che voglia molestarla (quella che mi ha aperto ieri sera per uscire, che è stata praticamente seguita per tutti i corridoi fino all’uscita ha avuto il dubbio).

mercoledì, febbraio 06, 2008

Inclassificabile

Secondo questo studio, io, da che parte sto?

E' acclarato

Sono di pessimo umore.
La settimana lavorativa è iniziata in maniera fastidiosa, con tutta una serie di piccoli eventi, cui pero' ho dato una eccessiva importanza (in fondo sto solo parlando di essere stato di nuovo privato del collegamento internet e di dover tutti i giorni cercare qualcuno che mi apra la porta dell'ufficio perchè si sono dimenticati di farmi il badge per il nuovo sistema di serrature elettroniche).
Per fortuna, almeno si sono fatte vive alcune persone che non sentivo da un po'.
E stasera, se non vengo colpito da un attacco di pigrizia assurdo, si va al cinema a vedere una bella tavanata. Quale non so, ma sono fiducioso.

lunedì, febbraio 04, 2008

Rassegna stampa inutile

E per la serie "Come faremmo senza queste notizie?" ecco una piccola rassegna stampa di tutto rispetto:

Sei Nazioni 2008 - Prima giornata

Dovrei parlare dei primi incontri, ma ho poco tempo.
Dico solo:

  • l'Italia non ha giocato male, ma sconta sempre la sua scarsa vena nei calci (vedi Mondiali con la Scozia); l'Irlanda, per contro, non mi e' piaciuta per niente (con buona pace di Roby);
  • prima dell'incontro avevo detto a SteGal che vedevo bene il Galles, quest'anno; a meta' della partita ero convinto di aver tirato la gufata; poi mi sono messo a fare altro e non ho capito cosa e' successo;
  • non ho visto la Francia, causa volo, e quindi non posso commentare; resto quindi sul mio pronostico: Galles

E tra Italia e Inghilterra non so per chi tifare...

I Pilastri della Terra – Espansione

Sabato sera, abbiamo provato l’espansione fresca di consegna dalla Germania.
Al tavolo, io, Roby, SteGal e DiPa.
Il gioco continua a non esaltarmi e l’espansione inserisce alcuni elementi che secondo me lo snaturano molto e che consentono di fare tutta una partita (e magari vincerla) ignorando l’acquisizione delle risorse e i punti dei lavoratori.
Io ho giocato una discreta partita con un errore al primo giro (il mio classico errore da “non ho capito le regole”) e uno alla fine (un misto di stanchezza, delusione per la vittoria che sfugge e non perfetta comprensione delle nuove carte).
I miei avversari hanno tutti giocato discretamente, ma il vincitore ha avuto dalla sua un fattore imbattibile: la fortuna, quella con la C maiuscola.
La partita ha dimostrato che questo è un gioco in cui la casualità è dominante. Ne sa qualcosa il povero SteGal, che per due turni di fila (in cui peraltro pescava lui i capi-mastro) è sempre stato l’ultimo a muovere. Di contro, DiPa, che non ha puntato sulle risorse, ha avuto al momento decisivo, quando tutti avevano capito come bloccarlo, la fortuna (ma quella con la C maiuscola)di essere pescato primo di turno, rendendo inutili tutte le contromosse (in realtà una era rimasta, ma non l’ho vista, perdendo per un soffio).
Il giudizio finale, tenuto conto dell’espansione è 6,5. Il vantaggio di ampliare il gioco a 5/6 giocatori è ancora da valutare.

sabato, febbraio 02, 2008

Casa, D.M

Ovvero, mezza giornata in ospedale.
L'inizio è di quelli che ti preparano subito a lamentarti della Sanità Pubblica. Il Medico che è in ritardo, l'infermiera che ad alta voce si preoccupa perché "ogni volta che tarda, gli è sempre successo qualcosa...", l'altra infermiera che "... perché se potrei, anch'io farei" e "...se avrei, anch'io andrei...".
Poi il medico arriva, ma “Io non ti opero. Qui ci vuole il chirurgo plastico.”
Lo so che sono brutto, penso io, ma non sarebbe il caso di essere più gentili?
“Venga con me che la porto dal plastico.”
Salvo poi cambiare idea (“Dottore, il plastico non è ancora arrivato”) e lasciarmi dall’otorino.
Perfetto. Sono qui da mezz’ora e ho già cambiato tre medici senza sapere niente sul mio lipoma.
Quando però entro nello studio dell’otorino, la cosa cambia, e decisamente in meglio.
Il medico è gentilissimo, mi controlla, chiede un parere al collega, mi porta su dal chirurgo per un ulteriore consulto.
La scena diventa molto Dr. House.
Prima l’analisi differenziale, poi i test aggiuntivi (che, come sempre in House, sono una bella risonanza magnetica e un prelievo di tessuto), mancano solo le malattie dai nomi strani (Wegener, Lupus e Sindrome auto-immune) e c’era tutto. A dir la verità, una cosa mancava: la dottoressa semi-gnocca.
Il dottore che mi fa l’Ago Aspirato (il prelievo di tessuto) è molto cortese.
“Guardi che adesso le faccio un piccolo prelievo. Sentirà come una punturina” e infatti mi infila un ago nella guancia e non sento praticamente dolore.
“Sentito niente?”
“No, dottore.”
“Perchè vede, non abbiamo estratto abbastanza tessuto. Dobbiamo farne un’altra.”
E nella seconda non è andato molto delicato.
Dopo due ore e mezza, esco senza una risposta definitiva su quello che mi aspetta (devo ultimare tutte le analisi), ma comunque più tranquillo di come ero all’ingresso.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Il 6 Nazioni che non ti aspetti

Ho sempre avuto qualche difficoltà a pormi di fronte agli sport femminili.
Come spettatore, al di là dei mugolii della Sharapova (degna erede della Sabatini), di qualche sbirciata ai pantaloncini delle pallavoliste e di una distratta occhiata alle discese della Compagnoni (allora) e della Kostner recentemente, non ho mai seguito molto altro.
Come praticante, devo ancora superare il trauma di beccare legnate su legnate da Roby e Paola.

Se siete come me, vi consiglio di leggere l’articolo pubblicato da Repubblica sulla Nazionale femminile di Rugby, alla vigilia del suo 6 Nazioni.
Il pensiero di donne che in mischia se le danno di santa ragione non mi è del tutto estraneo: se avete due sorelle, le avrete viste sicuramente litigare, e una mischia è sicuramente meno violenta...
Anche se il rugby non lo vedo proprio come uno sport femminile (arrivo a concepire di più il pugilato), visto che è per ragionamenti simili al mio che nessuno ne parla praticamente mai, penso che un’occhiatina curiosa gliela darò...

Ritenzione

Improvvisamente l’azienda ha deciso che la posta è come l’acqua. Se ne trattieni troppa, fa male.
E allora, ecco la policy “Cas(n)ella di posta”, quella per cui dopo un tot di giorni, la mail viene automaticamente cancellata. A meno che non la trattieni o la archivi.
Fa come faccio io periodicamente con il frigorifero e la dispensa. “Toh, Roby, questa salsa cocktail scadeva tre anni fa. La butto?” solo che l'azienda aspetta molto meno (noi abbiamo ritrovato l'altr'anno una marmellata comprata nella prima spesa fatta appena sposati).
Insomma, il primo caso di e-m(a)ilk. Infatti, d’ora in poi le mail, come il latte, hanno la data di scadenza.
Per me, che conservo qualunque cosa (infilandola nel casino più totale, ma comunque la conservo), e quindi anche qualunque mail, è come se mi venissero a dire “Piero, i tuoi fumetti di sei mesi fa sono scaduti. Abbiamo deciso di dar loro fuoco e di spargerne le ceneri nel Naviglio” (Non che non abbia mai ricevuto una minaccia del genere, ma di solito era motivata).
Ho ritenuto da subito questa cosa un po’ stupida.
Infatti, così senza saper nè leggere nè scrivere, alla prima occasione buona (sapete com’è, qui il collegamento è ancora un po’ ballerino) ho settato per tutte le mail la data di scadenza in un lontano futuroa un anno (ho comunque perso alcune mail e sto ancora elaborando il lutto).
Ma il bello è che, in pratica, neanche l’azienda è d’accordo con se stessa.
Oggi infatti è arrivata la mail dall’ufficio legale che dice più o meno così “State attenti a trattenere le mail importanti, quelle che potrebbero servire in caso di dispute, contenziosi o altre situazioni. Insomma, nel dubbio, è meglio se salvate tutto.”
Basta mettersi d'accordo...

Ah, per la cronaca, visto che la data di scadenza è indicativa, la salsa cocktail è ancora lì. Ogni tanto ci fa un cenno con la mano che si è generata per mitosi e va a giocare a “Tappo!” con la marmellata. In fondo sono amiche da tanto...

martedì, gennaio 29, 2008

Luci del Nord

(Premessa OT: questo è un post che ero sicuro di avere già scritto, ma che non ho più trovato quando volevo linkarlo; evidentemente mi sono sognato tutto).

Questo è il titolo originale de “La Bussola d’Oro”, il primo libro della trilogia “Queste Oscure Materie” che è balzato agli onori della cronaca dopo che si è deciso di farne un (tre?) film.
Ho deciso di leggerlo dopo aver visto il film perchè il DiPa ne ha parlato bene.
Il libro è carino, ma nulla più. Le differenze tra libro e film sono abbastanza importanti, ma tutto sommato il film mantiene lo spirito del libro.
I personaggi sono sufficientemente delineati e la storia procede con un discreto ritmo. L’idea interessante è l’esistenza dei Daimon, che rispetto al film hanno tutto un altro spessore.
Quello che non mi è piaciuto, come sempre, è stato il finale del libro. Troppo caotico e poco controllato: mentre la battaglia tra gli orsi, in quanto elementi fantastici, è stata descritta nei minimi particolari, la lotta finale tra Lyra e il suo avversario (non vi dico chi è per non spoilerare) è stata molto lasciata sul vago rendendo difficile comprendere l’esito e cosa sia effettivamente successo.
Il dubbio che ciò possa essere legato a qualcosa dei libri successivi c’è, ma mi sembra alquanto difficile.
A questo punto ho un dubbio su come proseguire. Aspettare i prossimi film prima di leggere gli altri volumi, leggerli subito o nessuno dei suddetti (SteGal, cogli la citazione?).
Voto: 6-.

lunedì, gennaio 28, 2008

Come si organizza una garetta

(Gara è un termine un po’ troppo forte...)

In macchina verso Venezia.
SteGal: “... perchè vedi, è tanto che mi piacerebbe organizzare una prova di Mobile-O qua in Lombardia”
Io: “Scusa, ma perchè non la abbiniamo alla Milano nei Parchi? Che so, la prova al Monte Stella”
SteGal: “Lo sai che è un’idea?”
Io: “Ci pensiamo su un attimo e vediamo se si riesce a fare.”
SteGal: “Pensato. Si può fare.”
Roby (intenta in altre chiacchiere con Paolo e Alberto): “Di che state parlando lì davanti?”
SteGal: “Vi annuncio che è stata organizzata una prova di Mobile-O in concomitanza alla terza prova della Milano nei Parchi.”

Dev’essere l’alito

Il mio essere solo e ignorato da tutti qui a Bratislava si è arricchito di un nuovo evento.
La tizia seduta di fronte a me ha cambiato scrivania e si è spostata, armi e bagagli, tre scrivanie più in là.
E con lei se ne va una notevole fetta delle parole scambiate giornalmente...

Applauso liberatorio

Non ho fatto in tempo a dire che preferivo Ryanair a SkyEurope, che mi trovo di fronte a un ritardo di ben tre ore del mio volo.
E’ vero che la mia statistica dice che una cosa così accade circa ogni tre mesi e che in questa trasferta non era ancora successa, ma comunque da fastidio.
Ma il peggio è arrivato dopo.
Il viaggio è stato accompagnato da turbolenze continue, con salti e depressioni continue che hanno messo alla prova gli stomaci dei passeggeri (e infatti, qualcuno non ha retto).
La ciliegina è stata il comandante che ha comunicato che “le condizioni di vento a Bratislava non consentono un atterraggio in sicurezza. Quindi giriamo un po’ in tondo e, se non migliorano, atterremo da qualche altra parte”. Senza specificare dove.
Già mi vedevo, mezzo svomitazzante, perso da qualche parte a caso tra Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, con lo spettro di rimanere in ballo per tutta la notte.
Poi, fortunatamente, le condizioni sono rientrate nei limiti per l’atterraggio, anche se comunque si è ballato molto nella discesa (anche il mio stomaco, di solito molto resistente, ha rischiato di cedere, anche perchè abbastanza vuoto). Il vento laterale ha spaventato molta gente e tutti si guardavano con sguardo poco tranquillo.
Il sobbalzo dovuto alle ruote che toccavano terra è stato salutato da un fragoroso applauso di liberazione. Nonostante quello che mi dice sempre Sissio a riguardo, mi sono unito anch’io.

Io sono Leggenda – Libro vs Film

Dopo La Bussola d’Oro (che ero sicuro di aver recensito in un post che non trovo), eccomi a leggere il libro da cui è stato tratto l’altro film che ho visto recentemente.
Il libro e il film sono molto diversi, perchè (ovviamente, ma era proprio necessario?) il film semplifica molto.
Il protagonista nel libro non è un medico, la sua famiglia muore per il contagio (un contagio che trasforma in vampiri, con tanto di rimedi a base di aglio, paletti e croci), l’azione si svolge fuori Los Angeles e non a New York, il cane appare solo a un certo punto, la ragazza e il bambino cui lui consegna la cura non appaiono per nulla.
Ma questi sono solo elementi di contorno.
Quello che al film manca completamente è l’evoluzione del personaggio, dalla disperazione iniziale, al suo studiare per capire cosa è successo, fino alla accettazione della sua solitudine e di quello che ne deriva.
Tutto questo porta alla grossa differenza nel finale. Ho letto molte recensioni del film dove si illustrava come in quest’ultimo ci fosse un finale più positivo. Solo leggendo il libro ho capito cosa intendevano.
Nel libro, il virus evolve, generando due tipi di vampiri, il secondo dei quali dotato di intelligenza e capacità di darsi una struttura sociale. Questi diventano la specie dominante del pianeta, eliminando prima i vampiri del primo tipo e infine i pochi umani rimasti.
“Io sono leggenda” è la frase finale del libro, quando lui realizza che ormai lui è l’ultimo umano rimasto, colui che lotta contro quella che ormai è diventata la società, colui che animerà i racconti popolari come adesso lo sono i vampiri: un mito, una leggenda.
Il libro si lascia leggere abbastanza piacevolmente, anche se alcuni passaggi sono un po’ deboli, specie quelli in cui lui elabora le sue teorie mediche, dove manca un po’ il riferimeno a cosa lo spinge a una certa ipotesi piuttosto che a un’altra (cosa tanto più evidente quanto più il protagonista viene dipinto come ignorante sulla materia).
Gli ultimi capitoli, però, scorrono via in un lampo. L’arrivo di Ruth, il crollo delle sue difese, la lotta finale, forse anche perchè completamente diversi da ciò che appare nel film, ti prendono proprio.
Insomma, un libro che merita proprio tutta la fama che ha.
Voto: 7.

Venezia è bella, ma non ci vivrei

Dopo diversi anni (io dico 5 o 6, SteGal di più) siamo tornati ad inaugurare la stagione orientistica con la notturna di Venezia.
Le gare di Venezia hanno sempre il loro fascino (le stradine, i ponti, le scelte complesse) e le loro avversità (i turisti) e anche questa volta non è mancato nulla di entrambi.
La zavorra del gruppo (cioè il sottoscritto) ha fatto sì che si sia andati in macchina, invece del solito treno: con la mia velocità attuale non avrei fatto in tempo ad arrivare alla stazione in tempo per l’ultimo per Milano (possibile che dopo le 19.51 non ci siano più treni per Milano fino al mattino dopo?). Così, invece di rischaire di fare tutto di corsa dopo la gara, abbiamo dovuto correre per arrivare in tempo alla partenza (peraltro data con cinque minuti di anticipo).
Crogiolandomi nel mio fresco passaggio in M40, ho optato per la M35-44 invece di una più confortevole MB.
Pronti, via, e sbaglio. Ho preso la stradina di fianco a quella che cercavo (coperta da una dell’organizzazione) e mi è toccato tornare indietro.
I primi otto punti sono stati affrontati con scelte in sicurezza, un filo più lunghe, ma facili da seguire anche senza usare la torcia per leggere.
Il percorso è comunque interessante e mediamente impegnativo. I ponti non sono immediati da scorgere in carta e occorre molta attenzione a leggere tutta la tratta per non sbagliare.
La folla, essendo il carnevale sospeso per lutto cittadino, è leggermente inferiore alle attese e, quando anche non superabile, mi consente comunque di rifiatare (una tattica di gara sensata).
Ovviamente non sono mancate le solite scene: l’atleta che investe qualcuno, il padre che spiega al bambino cos’è la caccia al tesoro, la signora in pelliccia che guarda disgustata il tizio sudato che le si avvicina nella stradina.
Io mi sono preso una martellata: un tizio ha stabilito che andavo troppo piano rispetto agli altri concorrenti e mi ha delicatamente colpito con un martello di gommapiuma sgridandomi e incitandomi allo stesso tempo.
Quando è arrivata a passare per il Ponte di Rialto, la gara è diventata meno interessante, con scelte più semplici e dove l’unico dubbio è stato se allungare o rischiare l’attraversamento della folla. Io ho sempre optato per quest’ultima, sapendo che non avrei mai guadagnato abbastanza in velocità.
Il tempo finale è stato migliore di quanto mi aspettassi, dato l’allenamento nullo. Il cronometro di gara dice 1.13 e rotti, mentre il mio dice 1.15. Entrambi ben al di sotto dell’ora e venti che mi aspettavo di impiegare.
Insomma, una trasferta intensa e divertente. Come sempre.
Peccato che ancora per un po’, resterà l’unica della stagione...

Wikinger

In attesa che arrivi la nostra copia dalla Germania, il prestito da parte di Max ha consentito a me e a Roby di provare questo gioco.
Il gioco è molto semplice, più di quello che sembra dalla spiegazione. Lo scopo è fare punti mediante la posa di omini sulle tessere. Entrambi vengono acquistati (in coppia) in base al prezzo determinato da una ruota.
Vi sono sia diversi tipi di omino, con le sue prerogative e i suoi limiti, sia diversi tipi di tessere.
In due, il gioco sembra poco interessante, in quanto ci sono sempre abbastanza omini di ogni tipo per tutti.
Probabilmente, in tre o quattro giocatori il gioco assume un andamento più combattuto e interessante.
Al momento il voto è 6+. Ma mi riservo di rivederlo.

Un genio

E poi Roby mi sgrida quando critico National Geographic Channel.
Guardate questo illustre scienziato, cosa ha combinato.

mercoledì, gennaio 23, 2008

Tutto un altro volare

Martedì sono rientrato a Bratislava con un tragitto diverso dal solito.
Visto che Ryanair non vola su Bratislava il martedì, sono tornato al vecchio amore SkyEurope.
Che però mi ha molto deluso.
L’arrivo in aeroporto, che il martedì è molto più tranquillo e vuoto, faceva presagire un viaggio di tutto riposo, anche se una nube oscurava il mio buon umore già da venerdì scorso.
Il fatto è che SkyEurope non vola più su Bratislava, bensì su Vienna e questo implica un’ora di pullman aggiuntiva.
Comunque, faccio il check-in e mi metto in placida attesa del volo. Che ovviamente ritarda.
Salgo sull’aereo e scopro che, con tutte le cattiverie dette a riguardo, ormai preferisco la gara ai posti migliori di Ryanair rispetto all’assegnazione di SkyEurope. Il posto era scomodo e in volo si è ballato un bel po’.
All’arrivo mi metto alla ricerca dello Shuttle SkyEurope per Bratislava. Totale assenza di informazioni e soprattutto il ritardo di venti minuti del volo che mi ha fatto perdere la coincidenza.
Fortunatamente ci sono altri vettori che fanno Vienna-Bratislava, anche se arrivo un po’ più lontano da casa. Sono più frequenti e costano anche meno!
Ho così percorso, dopo più di un anno, la strada che mi ha visto fare avanti-indietro per i WMOC 2006, ho attraversato l’ormai chiuso (grazie a Schengen) varco di frontiera tra Austria e Slovacchia e ho finalmente attraversato il ponte sul Danubio costruito durante la mia scorsa permanenza.
Invece di arrivare alle sette sono arrivato alle nove, e se si escludono i pochi pro di cui sopra, spero proprio di non doverlo fare mai più.

Domenica di Giochi

Approfittando del week-end lungo dovuto all’appuntamento di lunedì per l’ecografia, la domenica pomeriggio è stata dedicata al gioco. Se il DiPa non avesse avuto impegni teatrali per la serata, si sarebbe giocato a Civilization (cosa che aspetto da secoli), invece ci si è dedicati a partite più brevi.
Prima partita a Oregon, in un tavolo con me, Roby, Farah e DiPa. Il gioco continua ad essere piacevole e sufficientemente semplice da spiegare e giocare da poter essere proposto a chiunque. La vittoria è andata a Roby, secondi alla pari io e DiPa, ultima Farah.
Seconda partita ai dadi di Catan, per dare modo a SteGal di arrivare e alla Farah di salutare. Vittoria ancora per Roby, secondi a pari merito io e DiPa.
Finale di giocata con Brass, con SteGal al tavolo al posto di Farah. Finora a Brass avevo preso autentiche scoppole, ma devo dire che giocando in quattro il gioco ha una dinamica completamente diversa, essendo giocato su un numero di turni inferiore e con maggiore disponibilità di risorse.
Il mio gioco non riesce ad essere attento a risorse per troppi turni in avanti e quindi è penalizzato nel gioco a tre, mentre su quello a quattro è risultato vincente. Il vantaggio alla fine della partita è stato molto ampio, degli altri, concentrati in tre punti, non ricordo l’esatta classifica, anche se mi sembra Roby, SteGal e DiPa.
Salutato DiPa, il resto della serata è stato dedicato a rivedere l’intervista di SteGal. Quale intervista? Ve lo dirà lui, se e quando lo riterrà opportuno. Nel caso, si accettano offerte in denaro e in natura...

Il gioco di dadi di Catan

Piccolo ingombro, numero di giocatori potenzialmente infinito, regole molto semplici (avete presente lo Yatzhee? No? I dadi da poker? Nemmeno? Ma con che giochi siete cresciuti?!?) e durata molto limitata sono le caratteristiche di questo gioco, che si è subito candidato a diventare un must della valigia da trasferta orientistica.
Il gioco è composto da quindici turni in cui bisogna lanciare sei dadi fino a tre volte in modo da ottenere la migliore combinazione di risorse per costruire i classici oggetti di Catan (accampamenti, strade, soldati e città). La fase di commercio consente, in maniera molto limitata, di sopperire alla cattiva fortuna.
Il gioco, completamente soggetto al fattore caso (d’altra parte di lancio di dadi si tratta), ha una piccola, ma determinante, componente strategica che serve a garantirsi il maggior numero possibili di risultati positivi ad un lancio di dadi (dopo quasi dieci partite, sono solo stati 4 su 150 i tiri che non hanno portato a nessuna costruzione, e di questi 3 sono stati causati più da errori grossolani che da vera sfortuna).
Il gioco è molto semplice e poco profondo, ma ha il vantaggio di essere veramente portatile.
Voto: 6,5.

Quattro Centimetri

Questa la dimensione del Fibrolipoma che, durante l’ecografia (afia, afia, afia), ha fatto bella mostra di sè sulla mia guancia sinistra, da diverso tempo gonfia.
La cosa è tranquilla, ma richiederà per sicurezza l’intervento di asportazione (sperando che non mi faccia più brutto di quello che già sono).
Per tranquillità, ho provato a cercare su Wikipedia di cosa si tratta.
Pessima idea.
L’unica cosa che ho trovato è stata Lipoma, che ha la caratteristica di crescere nel cuore, ed essendo asintomatico, il soggetto può tranquillamente morire prima di accorgersi della sua presenza. La definizione resta un po’ sul vago se è il lipoma a causare il decesso o meno.
Successive ricerche sono state molto più efficaci, anche se non ho mai trovato riferimenti a casi su una guancia.

sabato, gennaio 19, 2008

Certi risvegli son più duri di altri

Dopo tanti anni, il fatto che Roby prenda ancora seriamente tutto quello che dico ancora mi sorprende. Certo, il fatto che io approfitti dei momenti in cui lei ha la guardia abbassata, aiuta.

Ore 8.15, al bar davanti al cappuccino.
"Scusa Roby, ma allora Farah ti ha risposto per quest'estate?"
"Sì. Ha detto che viene."
"Ma se poi il suo capo non le dà le ferie?"
"Eh, ma insomma! Se glielo dice adesso, non può non dargliele..."
"Roby, guarda che sei tu il suo capo."
"Ah, già. E' vero."

giovedì, gennaio 17, 2008

Quell'inconfondibile ronzio...

...di paduli che si preparano al decollo.
Voci sempre piu' insistenti danno per altamente probabile un'allungamento del mio assignment a Bratislava.
Io ci provo a seminare danni, ma evidentemente sono irrisori o troppo ben nascosti.

mercoledì, gennaio 16, 2008

Crash Test

Stamattina, mentre mi reco in ufficio con lo sguardo vacuo da semi-assonnato, vengo svegliato da uno schianto proprio davanti a me.
Una fanciulla in fase di parcheggio ha bellamente centrato il palo davanti a lei, piegandolo quasi del tutto. La dinamica dell’incidente era chiarissima: la ragazza non ha assolutamente visto il palo, forse distratta dalle chiacchiere con il suo ragazzo seduto alla sua destra. Il parcheggio era a lisca di pesce e stava entrando in avanti, quindi non ci sono altre spiegazioni.
Il fatto che il tutto si sia consumato pochi metri davanti a me mi ha consentito, sebbene appisolato, di cogliere in pieno le facce delle persone coinvolte negli attimi immediatamente successivi il botto.
La ragazza alla guida, con lo sguardo “Ma da dove è saltato fuori questo palo!” rivolto verso il suo ragazzo. Quest’ultimo con lo sguardo “Non ci posso credere! Ma come cavolo guida questa qui!” rivolto verso l’esterno, alternato a “Io non c’entro! Non la stavo distraendo in alcun modo. E’ lei, che come tutte le donne non sa guidare!”.
Per finire, la passante che ha schivato il palo in movimento, con lo sguardo “Ma guarda se doveva proprio succedere a me!” a metà tra lo choccato e il divertito.
Mi sono subito venuti in mente i tre incidenti più assurdi cui ho assistito in diretta, in assoluto disordine cronologico.
Il primo è avvenuto all’incrocio tra Via Sarca e Via Pianell. Una macchina, arrivando da quest’ultima e svoltando a sinistra, ha sbagliato la curva, stringendola troppo e schiantandosi contro il semaforo. La cosa assurda era che l’autista ha fatto tutto da solo, non c’erano macchine a disturbarlo in alcun modo. E non andava neanche particolarmente veloce. L’urto però è stato sufficientemente secco da spezzare il semiasse. Così, quando ha cercato di uscire in retromarcia dal palo, le ruote si sono aperte in due direzioni diverse e la macchina si è bloccata lì, proprio in mezzo alla strada e proprio davanti a me.
Il secondo risale ai tempi del liceo. Il sabato sera ci si incontrava in Stazione Centrale per poi andare in centro coi mezzi. Stavamo aspettando il tram in Piazza IV Novembre decidendo che film vedere, quando sentiamo il ciocco. Ci giriamo e vediamo una serie di scintille. Una macchina ha preso in pieno lo spartitraffico della fermata del tram in direzione opposta alla nostra (ai tempi non c’erano le pensiline), ha divelto il palo con il primo cartello e sta grattando il pianale sul marciapiede (da lì, le scintille). La macchina prosegue la sua corsa per qualche metro, poi si ferma, un po’ per l’attrito, un po’ perchè le ruote non fanno presa giù dal marciapiede. Scende un tizio, si guarda intorno incredulo, recupera la marmitta (persa nell’impatto) e cerca di andarsene, ovviamente senza riuscirci. La scena viene interrotta dall’arrivo del nostro tram che prendiamo, visto che comunque nessuno si era fatto male.
Il terzo è il più spettacolare. Sempre al Liceo, sempre alla solita fermata di Piazza IV Novembre. Dalla direzione da cui dovrebbe arrivare il tram, vediamo un tizio in bici. Fa il figo pedalando senza le mani sul manubrio. La bici va perfettamente dritta, nessuno sbandamento. Lui fa ancora più il figo (non ricordo se c’erano ragazze carine alla fermata, sicuramente non ce n’erano nel mio gruppo). Ci supera con sguardo di superiorità. Poi la bicicletta si apre in due e lui pianta un triplo carpiato con avvitamento da prestazione olimpica.
Il fatto era che lui era tutto perfetto perchè aveva messo le ruote della bici nella rotaia del tram, ma arrivato allo scambio, non so dire per quale motivo (se non una qual forma di punizione divina per tanta presunzione), la ruota davanti era andata dritta, mentre quella dietro aveva infilato lo scambio ed era andata a sinistra.
Il tizio, fortunatamente, non si è fatto quasi nulla. Ma la faccia con cui si è alzato e si è defilato alla chetichella è stata da cineteca.

martedì, gennaio 15, 2008

I costi del traffico

Cerco costantemente di vincere la mia pignoleria, ma a volte non ce la faccio proprio. Anche quando, in teoria, vuol dire tirarsi la zappa sui piedi.
Dopo lunga e penosa attesa sono finalmente entrato in possesso della connect card per collegare via UMTS il portatile, dato che in ufficio e nell’appartamento non ci sono Wi-Fi spot gratuiti (l’altr’anno ero stato molto più fortunato a riguardo).
Il problema è che, in pratica, la scheda è inutilizzabile. Ma solo perchè sono pignolo (ovvero, altri colleghi se ne fregeherebbero...).
Il contratto quadro dell’azienda con il provider è tale che il traffico UMTS è conveniente solo all’interno dei confini italiani. Appena superi il contratto diventa un salasso.
Esiste allora una bellissima tariffa che, in cambio di un canone aggiuntivo mensile, ti include un plafond di tot MB a bimestre.
Prima di tutto, faccio fatica a capire perchè se il canone è mensile, il consumo debba essere bimestrale. Forse lo fanno per venirci incontro, ma mi sfugge su quale bimestre si contano i consumi.
Poi, anche le modalità di utilizzo del plafond hanno le loro difficoltà.
Le connessioni vengono approssimate ai 100 KB superiori (cioè, se ti colleghi una volta al giorno ti fottono in media 3 MB al bimestre, pari a circa 15 Euri). Il plafond è valido solo se ti colleghi tramite un provider partner, cosa che ovviamente non è assolutamente sotto il tuo controllo (ad esempio, io in ufficio, col cavolo che ci riesco).
Nasce a questo punto il dubbio su quale sia l’effettiva tariffa applicata.
Il sito è assolutamente (e volutamente?) privo di informazioni, salvo dire genericamente “Guarda quanto ti veniamo incontro con l’opzione xxxx”.
A questo punto dovrei fregarmene, collegarmi, guardare la posta e fare quello che devo. Tanto poi non pago io.
Solo che mi dà fastidio pensare che cinque minuti in internet costano di più di un volo Bratislava-Orio, soprattutto quando sono qua che faccio un operativo volo a due mesi per essere sicuro che nessuno possa rompere le scatole a me o ai miei capi sul fatto che il rientrare tutte le settimane (cosa concordata con l’azienda, ma comunque in deroga alle policies aziendali) sia troppo costoso per il budget di questo progetto.
Brutta cosa la pignoleria....

PS. Sissio, stavolta mi sono informato per bene, non dovrei aver sparato minchiate...
PPS. E già che si parla di tariffe, leggetevi l’inchiesta di Repubblica sui biglietti ferroviari.

lunedì, gennaio 14, 2008

Barriere linguistiche

Ho rinnovato per il terzo anno consecutivo l’abbonamento a Spielbox, rivista tedesca di recensioni e suggerimenti sul mondo dei giochi da tavolo, che spesso ha anche la gentilezza di allegare espansioni per i giochi più famosi.
Certo, il fatto che la rivista sia interamente in tedesco, dovrebbe tenermene lontano, ma sapete com’è, fintanto che riesco a guardare le figure e che i voti sono in cifre, le informazioni fondamentali riesco a trovarle comunque.
In teoria, avrei anche due traduttori molto esperti. Ribadisco: “in teoria”.
Il primo ha una tale idiosincrasia per l’argomento Giochi da tavolo che fare una traduzione sull’argomento gli procura una sofferenza paragonabile al lavoro del suo dentista, il secondo, invece, è molto gentile, ma c’è un Ma.
Si perde in continuazione sui termini tecnici (che in un gioco purtroppo non sono secondari). Non dovrei prenderlo in giro, perchè non credo che io di fronte a un testo in inglese che parla di fini concetti filosofici farei una bella figura.
Ciò nonostante non riesco a trattenermi, soprattutto da quella volta che, di fronte al sito del mio attuale pusher tedesco di giochi (ovviamente tutto e soltanto in tedesco) non fu in grado di rispondere alle mie domande su cose che avevo quasi del tutto capito da solo.
Ho da allora un dubbio: millanta un tedesco fluente oppure ricade nel caso del primo traduttore, ma applica una sottile strategia per evitare richieste ?

“Studiare il Tedesco?”, direte voi. Non preoccupatevi. Ce l’ho in agenda.
Subito dopo il Giapponese...

domenica, gennaio 13, 2008

Corse d'altri tempi

Ieri sera, Davide e Paola ci hanno invitato a cena da loro.
L’occasione era celebrare la fine del montaggio del filmino sull’Oringen 2004 (non osate criticare, io ho ancora in sospeso quello di Australia 98...) e il restauro in digitale di quelli delle prime gare internazionali della nostra carriera orientistica, Svizzera 97 e Scozia 99.
Al di là della ormai assodata maestria del regista, la cosa che mi (ci) ha lasciato senza (o meglio con poche impronunciabili) parole è come il tempo abbia effettivamente lasciato i suoi segni su di noi.
Avendoli guardati in ordine cronologico inverso, poi, l’effetto è stato ancora più devastante.
Ero magrissimo, veramente al limite della denutrizione, non portavo ancora la barba e i capelli c’erano ancora tutti. Paolo C., SteGal e Atty erano anche loro magrissimi, Paola aveva i capelli corti (quasi me l’ero dimenticato), Davide era più magro, Sabrina partecipava alle gare (cosa che ha molto velocemente smesso di fare).
La battuta più facile non poteva essere che “Certo che dieci anni di orienteering ti segnano proprio!”.
Ma in realtà, pur ripensando con affetto e un po’ di mancanza a quello scheletrino che vola in discesa, sulle ali della rivalità italo-giapponese che aveva animato la mia sei giorni di Svizzera, preferisco il me stesso di adesso, con la sua pancetta, i suoi doloretti e le sua terribili prestazioni sportive. E lo stesso penso degli altri protagonisti di quelle avventure.
Comunque adesso vado a piangere qualche lacrimuccia lo stesso...

venerdì, gennaio 11, 2008

Sonni agitati

Mi sono ormai abituato a non riuscire ad addormentarmi prima dell'una passata. Solo che adesso iniziano a mettercisi anche dei sogni devastanti che mi svegliano prima dell'alba.
Non li ricordo bene, ma quello della notte scorsa mescolava lavoro, vita privata, film, telefilm e fumetti. So che c'era un incidente in auto, i mostri di Io Sono Leggenda, la Justice League di Smallville, Roby, mia sorella e il problema della conversione dati (il mio progetto qui a Bratislava). Poteva essere qualcosa come il fatto che il progetto di conversione degli zombi in supereroi della JLA (oppure il contrario) si era incagliato su un incidente d'auto in cui Roby era testimone, ma essendo in Italia non poteva testimoniare.

Mi sa che l'esperimento con i tortellini spagnoli non è andato troppo bene.

giovedì, gennaio 10, 2008

Ma dove hai la testa?

Signori, un genio come questo deve proprio fare una bella vita (al di la' dei problemi psichici da troppo Venerdi' 13)

...Anche quando ricevo!

Uscito dal cinema, riaccendo i cellulari.
Pappapparapapparapappara, l’inizio di “Message in a Bottle” dei Police mi comunica che mi è arrivato un messaggio (ragazzi che fantasia di suoneria...).
E’ mia sorella: “Ciao Piero, non è che per caso hai registrato Smallville ieri sera, che noi non si siamo riusciti? Come è stato il rientro a Bratislava?”. Avrei potuta prenderla in giro sull’elevato tasso di fallimenti con la programmazione del video-registratore, invece preferisco farle pesare qualcos’altro. “Non ho risposto prima perchè ero al cinema. Smallville era programmato, anche se mica me lo avevi detto che avevano cambiato orario e giorno” (sapete com’è, tendo ad essere molto infantile) “Controllo quando torno a Milano. Il rientro è stato tranquillo, ma ne ho già le palle piene”.
Pappapparapapparapappara, “Che film hai visto? Ci sei sabato alla festa di Alessia?”
Rispondo. “Io sono leggenda. Carino ma non adatto a te. Sabato pomeriggio o sera?”
Pappapparapapparapappara, “Pomeriggio. Allora mi sa che non l’hai registrato. Peccato c’era xxxxx” (ecco, grazie per avermi rovinato la sorpresa, che sono indietro di un tot di puntate).
A questo punto, dovete sapere che io odio gli scambi di SMS che vanno al di là del terzo, perchè a quel punto tanto vale fare il numero e chiamare direttamente. Aggiungete che ero sulla strada di ritorno dal cinema e muovere le dita fuori dal caldo delle tasche era poco piacevole e con tutti i discorsi ancora in sospeso si rischiava di fare l’alba.
Per chiudere il discorso, decido di usare un argomento che mia sorella rispetta molto.
“Il fatto che tu non mi abbia detto del cambio di orario, non vuol dire che non lo sapessi per altra via. Stai tranquilla, l’ho registrato. Ora basta SMS che mi costi una fortuna.”
Invia.
Nel preciso momento in cui vedo l’icona dell’invio, realizzo che l’informazione inviata non è completa.
Volevo dire “Anche quando ricevo”
Pappapparapapparapappara.

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